Piazza Affari in calo tra tensioni mediorientali e stacco dividendi, timori sul gas

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’avvio della settimana a Piazza Affari si è confermato sotto il segno della cautela, con l’indice Ftse Mib che ha chiuso in ribasso dell’1%, scivolando sotto la soglia psicologica dei 39mila punti. Un tonfo che, seppur contenuto rispetto alle attese, riflette il mix di fattori negativi che gravano sui mercati: dalle incognite geopolitiche, dopo i bombardamenti statunitensi contro l’Iran, all’effetto tecnico dello stacco dei dividendi di numerose big cap, passando per le incertezze sui futuri movimenti della Federal Reserve.

Le utility, tradizionalmente considerate un rifugio nei momenti di turbolenza, hanno limitato i danni, con A2A (+1,37%), Terna (+1,31%) ed Enel (+1,16%) tra i pochi titoli in positivo. A pesare maggiormente sono stati invece i finanziari e le telecomunicazioni, con Tim e Leonardo tra i fanalini di coda. Volumi di scambio ridotti, poco più di 2,7 miliardi di euro, a dimostrazione di un mercato in attesa, dove gli investitori sembrano preferire la prudenza.

Lo scenario internazionale resta il principale motore delle oscillazioni. La minaccia iraniana di chiudere lo stretto di Hormuz, crocevia per il 30% del petrolio e il 20% del gas globale, ha riacceso i timori di un’impennata dei prezzi energetici, già sensibili dopo mesi di instabilità. Se le Borse europee – da Parigi a Francoforte – hanno contenuto le perdite, l’ombra di una possibile escalation, con eventuali ritorsioni di Teheran, continua a frenare gli entusiasmi.

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