Tsitsipas e il caso Kyrgios: “Sapevo della cocaina, mi sorprende sia arrivata così tardi”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sotto il cielo di Flushing Meadows, dove lo Us Open entra nel vivo con i suoi consueti colpi di scena, Stefanos Tsitsipas si è ritagliato uno spazio che va ben oltre il risultato ottenuto in campo. Il greco, infatti, ha concesso il bis: dopo aver superato a fatica il talentuoso Arthur Fils al primo turno, vincendo una partita che sulla carta poteva riservargli insidie ben maggiori, si è reso protagonista di un intervento in conferenza stampa destinato a fare discutere.

Perché quando il microfono si è acceso e le domande hanno virato sul caso che sta scuotendo il mondo della racchetta, ovvero la positività alla cocaina del suo collega Nick Kyrgios, Tsitsipas non ha indossato i panni del diplomatico. Anzi, le sue parole, garbate ma taglienti come un dritto incrociato, hanno spiazzato i cronisti presenti, offrendo un punto di vista inaspettato su una vicenda che, per molti versi, sembrava già scritta.

Il retroscena svelato in sala stampa

La rivelazione che ha acceso i riflettori non è tanto la condanna morale dell'accaduto, quanto piuttosto la tempistica con cui il greco sembra aver appreso la notizia. “Per essere del tutto onesto, lo sapevo prima dell'annuncio”, ha dichiarato Tsitsipas, gettando un'ombra di curiosità su quanto accaduto nei corridoi del circuito. L'ex numero 3 del mondo ha poi aggiunto, con un tono che mescolava rassegnazione e ironia, che quando ha visto la notizia spuntare sui social media ha pensato semplicemente “eccoci qua”, quasi fosse l'epilogo scontato di una lunga attesa.

Ciò che ha colpito maggiormente gli ascoltatori, tuttavia, è stata l'affermazione conclusiva, quella in cui Stefanos ha ammesso di stupirsi non del fatto in sé, ma del ritardo con cui la squalifica è emersa pubblicamente, considerando che la positività risale allo scorso giugno, durante l'ATP 250 di Maiorca.

La vicenda giudiziaria e il declino di Kyrgios

La carriera di Nick Kyrgios, ai margini del circuito ormai da un paio di stagioni a causa di persistenti problemi fisici che ne hanno minato la continuità, sembra aver trovato un punto di non ritorno. Il test antidoping che ha fatto scattare la squalifica ufficiale è stato effettuato proprio nel torneo di Maiorca, un evento che avrebbe dovuto rappresentare un ritorno alla competitività per l'australiano.

Invece, la positività alla cocaina ha aperto un capitolo giudiziario che rischia di chiudere definitivamente la parentesi agonistica di uno dei tennisti più talentuosi e controversi dell'ultima generazione. Le parole di Tsitsipas, in questo contesto, non fanno che alimentare il dibattito su quanto il comportamento fuori dal campo di Kyrgios fosse ormai un segreto di Pulcinella per molti addetti ai lavori, tanto che il greco ha lasciato intendere che l’attesa per la notizia fosse più lunga del dovuto.

La vittoria in campo e le domande scomode

Non va dimenticato, però, che il palcoscenico principale per Tsitsipas resta il cemento di New York, dove ha ottenuto una vittoria in rimonta contro Arthur Fils che vale più di un semplice passaggio del turno. Il francese, reduce dal trionfo di Cincinnati, si presentava come un avversario ostico e in piena fiducia, ma il greco ha saputo ribaltare l'inerzia del match dimostrando una tenacia che spesso gli è stata rimproverata. Eppure, nonostante l'impresa sportiva, il tema caldo del dopo partita è stato inevitabilmente un altro.

Le domande dei giornalisti si sono concentrate quasi esclusivamente sul collega australiano, e Tsitsipas, consapevole del polverone che avrebbe sollevato, ha scelto la via della franchezza, rispondendo a tono e senza cercare scappatoie, quasi a voler chiudere un capitolo che, per lui, era già stato scritto da tempo.

Il peso delle parole nel circuito

In un ambiente come quello del tennis professionistico, dove le dichiarazioni pubbliche vengono spesso dosate con cura millimetrica per non urtare la sensibilità altrui, l'uscita di Tsitsipas rappresenta un'eccezione che fa rumore. Affermare di non essere sorpreso dalla vicenda e di averne avuto sentore prima dell'ufficialità significa gettare un'ombra sulla gestione delle informazioni interne al circuito, sollevando interrogativi su quanto realmente accade dietro le quinte dei tornei.

Il greco, con il suo stile diretto, ha evitato di cadere nei luoghi comuni del "rispetto per il collega" o del "rammarico per la situazione", preferendo invece un approccio pragmatico che ha messo in luce la sua personale percezione dei fatti, senza però mai scadere nel giudizio morale esplicito sulla sostanza in sé.

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