Crema, sprangate e coltellate per un ventenne: il minorenne fermato dopo l’aggressione in strada
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Redazione Interno
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L’ultima notifica, quella che arriva sullo schermo del telefono mentre si è a cena o si sta per spegnere la luce, racconta ancora una volta di una lite tra ragazzi, di un’aggressione violenta e di un ospedale dove non si arriva in tempo. Nella tarda serata di ieri, a Crema, quella sequenza si è ripetuta con un epilogo che ormai fatichiamo a definire eccezionale: un ventenne, Hamza Salama, di origini egiziane, è morto dopo essere stato colpito in mezzo alla strada, nel quartiere residenziale di San Bernardino, con una furia che non lascia spazio a equivoci. Il luogo, via Brescia, era ancora teatro di accertamenti nelle ore successive al fatto, con i rilievi della polizia scientifica concentrati su una carreggiata che, per pochi minuti, è diventata una scena del crimine a cielo aperto.
Una domenica di Pasquetta che non si dimenticherà
La dinamica, per quanto si è potuto ricostruire, parla di un confronto degenerato in pochi istanti. I due protagonisti – e non è un caso che si preferisca questo termine a quello, ormai usurato, di “antagonisti” – si erano già incrociati in precedenza; ci sarebbero stati calci e pugni scambiati in un parco, quasi un preludio a quanto sarebbe accaduto poche ore più tardi. L’arma, o meglio le armi, impiegate nell’aggressione mortale includono una spranga, un oggetto contundente la cui forza d’impatto provoca lesioni incompatibili con la vita, e armi da taglio: i sanitari dell’ospedale Maggiore di Crema, dove il ventenne è giunto agonizzante, hanno potuto solo constatare il decesso, avvenuto poco dopo il ricovero. Accanto ai colpi inferti con la lama, quelli sferrati a mani nude – calci e pugni – completano il quadro di una violenza che, per intensità, somiglia più a un agguato che a una rissa occasionale.
Il fermo del minorenne e il lavoro degli inquirenti
La risposta delle forze dell’ordine, in queste ore, si è concentrata su una pista investigativa precisa: l’aggressore, infatti, è stato identificato e ha solo diciassette anni. Un minorenne, dunque, che dovrà rispondere di omicidio davanti a un tribunale per i minorenni, con tutte le implicazioni del caso in termini di rito processuale e di eventuali misure cautelari. Gli inquirenti stanno vagliando i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona – un quartiere residenziale, ma non per questo privo di impianti di videosorveglianza – e raccogliendo le testimonianze di chi, quella sera, si trovava a passare di lì o abita nei palazzi che si affacciano su via Brescia. Nessun dettaglio, al momento, è stato diffuso riguardo al movente, né si è parlato di appartenenza a gruppi strutturati: quel che emerge, semmai, è il ritratto di uno scontro personale, forse nato per futili motivi, che ha trovato il suo tragico compimento in strada.
Il cordoglio della comunità musulmana e la distanza dai luoghi di culto
La notizia della morte di Hamza Salama ha suscitato una reazione, contenuta ma ferma, da parte della Comunità Musulmana Cremasca. In una nota, l’organizzazione ha voluto esprimere il proprio “profondo cordoglio” e la “massima solidarietà” alla famiglia del ragazzo, che risiedeva in via Vittorio Veneto, sempre nel quartiere San Bernardino. La stessa nota contiene però un elemento di precisazione non secondario, quasi a voler arginare possibili strumentalizzazioni: «Precisiamo inoltre, per dovere di chiarezza, che i due ragazzi coinvolti non frequentano e non hanno mai frequentato il nostro Centro». Una frase, quest’ultima, che sposta l’attenzione dal piano dello scontro etnico o religioso a quello, più crudo e meno ideologico, di una faida personale o di un regolamento di conti tra giovanissimi. L’assenza di frequentazioni del centro islamico, insomma, serve a ribadire che l’episodio non può essere letto come un conflitto di appartenenza, ma va ricondotto alla sfera individuale di due adolescenti – uno dei quali, ormai, è un indagato per omicidio.




