Omicidio di Mario Ruoso, il fondatore di Telepordenone ucciso a sprangate: fermato uno storico collaboratore

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un nome, adesso, attorno al quale si stringe il cerchio dell’inchiesta per l’omicidio di Mario Ruoso, l’imprenditore di 87 anni trovato senza vita nel suo attico di Porcia, e si tratta di un volto noto per chi frequentava gli ambienti di Telepordenone: un uomo di 68 anni, un cittadino italiano che per anni è stato uno storico sodale del patron dell’emittente, è stato fermato nella notte tra mercoledì e giovedì dagli agenti della Squadra mobile. Il sospettato, raggiunto dagli investigatori nella sua abitazione di Azzano Decimo, si trova attualmente in Questura a Pordenone, a disposizione del procuratore Pietro Montrone e del sostituto Federica Urban, in attesa che vengano formalizzati gli atti di un’accusa che si fa di ora in ora più pesante. Quando gli agenti sono entrati nella sua casa, l’uomo non era solo, ma in compagnia di un cittadino straniero, la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti anche se, al momento, non risulta coinvolta nell’esecuzione materiale del delitto.

La macchina investigativa, messa in moto immediatamente dopo il ritrovamento del avvenuto nel primo pomeriggio di mercoledì per mano del nipote Alessandro, ha lavorato senza sosta, incrociando testimonianze e riscontri oggettivi che hanno portato dritti al collaboratore di lunga data. Un elemento che ha acquisito particolare rilevanza nelle ultime ore è il sequestro dell’auto del 68enne, un veicolo fermato a Tiezzo di Azzano Decimo nel cui bagagliaio gli agenti hanno rinvenuto un borsone; il contenuto è ora al vaglio della polizia scientifica, nella speranza che possa fornire tracce biologiche o altri indizi utili a consolidare il quadro indiziario. Il procuratore Montrone, pur mantenendo il massimo riserbo sugli esiti degli interrogatori, ha tenuto a precisare che, tecnicamente, l’indagato non è ancora in stato di fermo, ma che gli elementi a suo carico sono tali da configurarlo come unico soggetto fortemente indiziato del delitto, escludendo al momento l’esistenza di complici.

La dinamica dell'aggressione e le ipotesi sul movente

La ricostruzione di quanto accaduto nelle prime ore di mercoledì mattina, tra le sette e le otto, assume contorni sempre più definiti grazie ai rilievi del medico legale Antonello Cirnelli, che ha effettuato un sopralluogo durato oltre tre ore. Ruoso, vestito di tutto punto e pronto per recarsi al suo Garage Venezia, che si trova proprio di fronte al condominio di via Del Porto a Porcia, è stato sorpreso probabilmente sulla soglia di casa: l’ipotesi prevalente è che abbia aperto la porta a qualcuno che conosceva, forse con cui aveva un appuntamento, e che l’aggressore abbia fatto uso di una spranga o di un oggetto metallico contundente. Il primo colpo, secondo la ricostruzione, lo avrebbe stordito, facendolo cadere e battere la testa contro lo spigolo di un mobiletto dell’ingresso, ma l’omicida non si è fermato, infierendo con una pluralità di colpi fino a provocare quella che gli stessi investigatori, senza mezzi termini, hanno definito una vera e propria “mattanza”.

Tra le piste battute dagli inquirenti, quella del movente economico appare al momento la più accreditata. Non si parla di una rapina finita male, visto che nell’appartamento non risulta mancare nulla, ma piuttosto di un possibile regolamento di conti legato ai dissesti finanziari che l’anziano imprenditore stava affrontando. Un precedente, in tal senso, preoccupa gli investigatori: il rogo doloso che il 6 luglio scorso distrusse una Lamborghini esposta nel salone di Ruoso, un incendio nel cui abitacolo erano stati stipati documenti legati a una causa civile. Un episodio che l’imprenditore non esitò a definire, all’epoca, come un avvertimento di stampo “mafioso”, e che oggi viene riesaminato con una lente d’ingrandimento per verificare eventuali collegamenti con l’omicidio.

I riscontri oggettivi e le ricerche in corso

Mentre il 68enne resta in Questura a disposizione dei magistrati, gli uomini della scientifica stanno setacciando ogni angolo della zona alla ricerca dell’arma del delitto, un oggetto contundente verosimilmente simile a una spranga metallica che l’assassino deve aver portato con sé nella fuga. Le ricerche, che si sono estese ai cassonetti della spazzatura, ai giardini pubblici e persino alle aree più impervie del quartiere, non hanno ancora dato esito, ma gli investigatori non perdono la speranza di recuperare il del reato. Fondamentali, in questo senso, potrebbero rivelarsi le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza di una lavanderia situata accanto all’ingresso del palazzo: gli occhi elettronici, puntati sul marciapiede e sulle vie di fuga, potrebbero aver inquadrato l’assassino mentre entrava o usciva dal condominio nelle ore cruciali. L’analisi di questi filmati, insieme ai rilievi effettuati sul borsone sequestrato nell’auto del sospettato, costituiranno la base per la conferenza stampa indetta per le ore 17, durante la quale il procuratore Montrone fornirà maggiori dettagli sullo stato dell’indagine.

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