Video shock dell'aggressione ai ragazzi di Gioventù nazionale, scattano le indagini della Digos
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Redazione Interno
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Un video di circa sessanta secondi, pubblicato sui canali social di Gioventù Nazionale, mostra nei dettagli quello che, secondo la ricostruzione, è stato un agguato organizzato alla vigilia del quarantottesimo anniversario della strage di Acca Larentia. Nel filmato, ripreso in un parcheggio romano, si vedono almeno venti individui con il volto coperto, alcuni dei quali muniti di bastoni e di spranghe, mentre si avvicinano in modo deciso a un'autovettura ferma. Il gruppo, muovendosi con rapidità, circonda il veicolo dal quale erano appena scese delle persone e dà inizio a un’aggressione violenta, le cui dinamiche sono ora al vaglio degli investigatori della Digos. La Squadra mobile, che ha acquisito il materiale, sta lavorando per identificare i responsabili di quello che viene trattato come un vero e proprio raid, avvenuto in un contesto già teso per le commemorazioni che, tradizionalmente, si tengono in quel periodo dell'anno.
Una data simbolo e il peso della memoria
Il settimo giorno di gennaio del 1978, infatti, resta una data indelebile e drammaticamente simbolica per una parte del Paese: quel giorno, a Roma, tre giovani militanti del Movimento Sociale Italiano – Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, uccisi a colpi d’arma da fuoco quella stessa notte, e Stefano Recchioni, che sarebbe morto poco dopo in un altro agguato – persero la vita in circostanze che hanno segnato profondamente la storia politica italiana. Negli anni, la ricorrenza è diventata inevitabilmente un momento di polarizzazione, spesso associato a manifestazioni di estremismo e a duri scontri retorici, ma che, al di là delle strumentalizzazioni, rappresenta innanzitutto il ricordo di esistenze troncate nel fiore degli anni, private del futuro per la loro militanza politica.
Le reazioni politiche all’agguato filmato
Proprio in relazione a questo retroterra, l’episodio di violenza filmato ha provocato immediate reazioni nel mondo politico. Da un lato, esponenti di Fratelli d’Italia hanno parlato, senza mezzi termini, di “bravi ragazzi” che, invece di osservare un rispettoso silenzio nella ricorrenza di una strage, avrebbero organizzato “ronde armate notturne” per aggredire “persone innocenti” intente a una commemorazione non violenta. Dall’altro, è arrivato un netto invito affinché l’intero schieramento di sinistra prenda le distanze in modo inequivocabile da simili azioni, condannandole senza riserve e “staccando la spina” a qualsiasi forma di ambiguità o di sostegno, diretto o indiretto, verso queste frange violente. Il filmato, ha sottolineato qualcuno, “parla da solo”, mostrando la pianificazione e la ferocia dell’assalto, elementi che non lasciano spazio a giustificazioni di sorta.
Lo scenario giudiziario e le inchieste in corso
Sul piano giudiziario, l’attenzione è ora concentrata sull’attività degli inquirenti, chiamati a far luce su dinamiche e mandanti. La metodologia dell’aggressione, con un numero elevato di persone organizzate e occultate, ricorda purtroppo altri episodi di cronaca nera legati agli scontri tra fazioni opposte, casi in cui le indagini hanno spesso dovuto districare una matassa complessa per risalire dai semplici esecutori materiali a eventuali mandanti o istigatori. La vicenda si inserisce in un filone investigativo che le forze dell’ordine conoscono bene, dove la ricostruzione minuziosa degli spostamenti, l’analisi meticolosa dei filmati delle telecamere di sorveglianza della zona e l’incrocio di dichiarazioni e testimonianze diventano passaggi cruciali per assicurare i colpevoli alla giustizia. Molti di loro, che si tratti di estremisti di destra o di ultras della sinistra radicale, spesso agiscono nella convinzione di poter operare nell’impunità, ma gli sviluppi di procedimenti analoghi del passato dimostrano come il lavoro investigativo possa, col tempo, portare a identificazioni e a condanne.




