Shrinkflation, scattano le nuove regole dal 15 luglio: meno prodotto allo stesso prezzo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si chiama shrinkflation ed è, per chi non lo sapesse, quella pratica commerciale che consiste nel ridurre la quantità di prodotto all'interno di una confezione mantenendo invariato il prezzo di vendita. Un fenomeno, questo, che negli ultimi anni ha riguardato soprattutto i beni di largo consumo alimentare, dalla pasta ai biscotti, passando per i detersivi e gli snack, e che ha finito con il rappresentare una sorta di escamotage per non far lievitare i listini a scapito del consumatore finale.

Le aziende, in sostanza, preferiscono diminuire il contenuto piuttosto che aumentare il prezzo, così da non alimentare l'inflazione e da consentire ai governi di poter dichiarare che i prezzi restano stabili, anche quando nella realtà dei fatti il costo per il consumatore, in termini di quantità, è cresciuto eccome. E proprio per arginare questa pratica, il 15 luglio dovrebbero entrare in vigore le nuove norme italiane, salvo rilievi dell'Unione Europea.

Il decreto del governo notificato a Bruxelles

La procedura che sta portando alla stretta contro la shrinkflation è partita lo scorso 15 aprile, quando il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha notificato alla Commissione europea il progetto di decreto legislativo denominato "Misure di contrasto alle prassi commerciali di riporzionamento dei prodotti preconfezionati". Da quella data, come spiega il Codacons che ha seguito da vicino la vicenda, l’Ue ha a disposizione tre mesi per presentare eventuali osservazioni o contestazioni.

In assenza di rilievi entro tale termine, il provvedimento si intende approvato e diventa operativo a tutti gli effetti. Il decreto rappresenta una delle prime risposte normative a un meccanismo che l'Istat, va ricordato, non è in grado di rilevare specificamente attraverso il monitoraggio dell'inflazione; ciò significa che il fenomeno, finora, è rimasto sostanzialmente invisibile agli occhi delle statistiche ufficiali.

I rischi concreti per gli acquisti nei supermercati

Ma se la shrinkflation, per certi versi, era già stata ampiamente documentata e segnalata dalle associazioni dei consumatori, a preoccupare ora è la sua "evoluzione" in quella che il Codacons definisce skimpflation. Una pratica ancora più subdola, che non riguarda il peso o la quantità del prodotto, bensì la qualità delle materie prime impiegate e i servizi offerti: in sostanza, le aziende abbassano la qualità degli ingredienti dei prodotti finiti o tagliano i servizi accessori, il tutto senza ridurre le tariffe per il pubblico.

Per il consumatore finale, che si trova di fronte a un prodotto confezionato che esteticamente non appare diverso, il rischio concreto è quello di non accorgersi del peggioramento qualitativo e di continuare a pagare la stessa cifra per qualcosa che vale meno. Questo aspetto, nei supermercati, diventa particolarmente insidioso perché non sempre è facile, nel paragone tra una confezione vecchia e una nuova, cogliere le differenze sostanziali nella composizione del prodotto.

La normativa contro il riporzionamento ingannevole

La nuova normativa italiana, che dovrebbe scattare dal 15 luglio, si propone proprio di contrastare questo tipo di prassi commerciali, imponendo maggiori trasparenze e obblighi informativi nei confronti degli acquirenti. L'obiettivo dichiarato è quello di mettere i consumatori in condizione di poter verificare con chiarezza se e come le quantità siano state modificate rispetto al passato, evitando che la confezione, quasi identica a quella precedente, nasconda un rincaro mascherato.

Il Codacons, che da tempo chiedeva un intervento legislativo in materia, ha accolto con favore l'iniziativa del ministero, pur evidenziando come la skimpflation resti un fronte ancora scoperto e difficilmente arginabile attraverso le stesse regole pensate per la riduzione quantitativa. La differenza, in effetti, è sostanziale: se un prodotto pesa meno, il consumatore può accorgersene leggendo l'etichetta; se invece la qualità degli ingredienti si abbassa, servono controlli ben più approfonditi e analisi di laboratorio per dimostrarlo.

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