Shrinkflation, scattano le nuove regole: meno prodotto ma stesso prezzo, cosa cambia dal 15 luglio
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Redazione Economia
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Da oggi, mercoledì 15 luglio, entrano ufficialmente in vigore le nuove disposizioni normative che il governo italiano ha predisposto per contrastare il fenomeno della shrinkflation. Si tratta di quella pratica commerciale, ormai diffusissima, attraverso la quale i produttori riducono la quantità di merce contenuta nelle confezioni, mantenendo però il prezzo invariato o, in alcuni casi, addirittura aumentandolo.
Una dinamica che, come evidenziato più volte dalle associazioni dei consumatori, finisce per colpire duramente le famiglie italiane, determinando un aumento del costo per unità di misura che spesso passa inosservato agli occhi dei cittadini.
L'iter del decreto e il via libera europeo
Il percorso che ha portato all'attuazione di queste misure è stato piuttosto articolato e ha richiesto un necessario adeguamento alle normative comunitarie. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) aveva notificato il progetto di decreto legislativo alla Commissione europea lo scorso 15 aprile, avviando una procedura che prevedeva novanta giorni di tempo per eventuali osservazioni o rilievi da parte dell'Unione.
Scaduto il termine senza che Bruxelles avanzasse richieste di modifica, il decreto si è dunque inteso approvato in via tacita, ricevendo così il via libera definitivo per entrare in vigore a partire da questa data. Questo passaggio è stato fondamentale, se si considera che una precedente versione della normativa, contenuta nel Ddl Concorrenza del 2024, era stata contestata dall'UE, la quale aveva avviato una procedura di infrazione ritenendo non proporzionato l'obbligo di apporre un'avvertenza direttamente su ogni singola confezione.
Addio all'etichetta, obbligo di cartelli nei negozi
La novità principale, e anche la più discussa, introdotta dal decreto definitivo riguarda proprio le modalità con cui i consumatori saranno informati. Rispetto alla bozza iniziale, è completamente scomparso l'obbligo per i produttori di riportare in etichetta la dicitura che segnalasse la riduzione della quantità. Al suo posto, il governo ha adottato un sistema di comunicazione che coinvolge l'intera filiera commerciale, dai grossisti fino ai dettaglianti.
I produttori e i distributori che immettono sul mercato un prodotto con una quantità ridotta sono ora tenuti a comunicare ai commercianti al dettaglio questa variazione, specificando la diminuzione del contenuto e la percentuale di incremento del prezzo unitario a essa riconducibile. Saranno poi i punti vendita fisici e le piattaforme di e-commerce a dover esporre le informazioni ricevute attraverso cartelli chiaramente visibili e leggibili dal consumatore, nei pressi del prodotto interessato o al momento della presentazione dello stesso sullo schermo.
La durata dell'obbligo informativo
Un ulteriore elemento di differenza rispetto alla versione originaria della norma riguarda la durata di questo obbligo informativo. Il decreto del MIMIT ha stabilito che le comunicazioni sui prodotti riproporzionati dovranno essere esposte per un periodo di tre mesi, a decorrere dalla data di immissione in commercio del nuovo prodotto.
Questo lasso di tempo è stato ridotto rispetto ai sei mesi che erano stati inizialmente previsti, una modifica che, secondo il Codacons, rischia di rendere meno efficace la misura, limitando la finestra temporale in cui il consumatore può essere avvertito del cambiamento. Lo stesso Codacons ha espresso perplessità anche sull'eliminazione dell'obbligo di indicazione in etichetta, sostenendo che i cartelli nei negozi rischiano di perdersi tra le numerose altre comunicazioni già presenti sugli scaffali, rendendo l'informazione meno immediata e percettibile.
Un fenomeno da miliardi di euro
Il provvedimento arriva in un contesto in cui il fenomeno della shrinkflation ha assunto dimensioni ormai di rilievo. Secondo le stime del Codacons, il mercato dei beni di largo consumo interessato da questa pratica vale circa 120 miliardi di euro e gli aumenti occulti che ne derivano possono oscillare mediamente tra il 10 e il 18%, con punte che in alcuni casi arrivano addirittura al 40%. I prodotti più a rischio, spiega l'associazione, sono quelli che da tempo hanno subito una "sgrammatura", ovvero quella riduzione del peso o del numero di pezzi che non viene adeguatamente pubblicizzata.
Tra questi figurano i cereali per la colazione, gli yogurt, i gelati, gli snack, i biscotti, ma anche i detersivi, la carta igienica, gli shampoo e i dentifrici. L'obiettivo dichiarato del governo, come sottolineato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, è quello di aumentare la trasparenza del mercato, consentendo ai cittadini di effettuare scelte di consumo realmente consapevoli e di difendere il proprio potere d'acquisto.




