La morte di Henry Nowak e l’ira di Vance: “Così muore l’Occidente”. Starmer accusa: “Basta interferenze”
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Redazione Esteri
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LONDRA – La cosiddetta “Relazione Speciale” tra Stati Uniti e Gran Bretagna, per usare un eufemismo, non sta attraversando un momento propriamente sereno. A incrinare il quadro delle reciproche convenienze diplomatiche ci ha pensato un fatto di cronaca nera destinato a trasformarsi in un caso politico internazionale di prima grandezza, ovvero l’omicidio del diciottenne Henry Nowak, accoltellato a morte il 3 dicembre scorso a Southampton da un ventitreenne di origini indiane e fede sikh, Vickrum Digwa.
Ciò che trasforma l’efferato delitto in una resa dei conti a distanza tra le due sponde dell’Atlantico è la gestione della scena del crimine, che ha visto gli agenti di polizia ammanettare il giovane bianco morente prestando invece fede alle false accuse di razzismo e di legittima difesa formulate dal suo assassino. Un errore giudiziario colossale, emerso in tutta la sua gravità solo grazie alle immagini delle bodycam, che ha scatenato l’indignazione dei sovranisti a stelle e strisce e costretto il primo ministro laburista Keir Starmer a difendere l’operato delle forze dell’ordine.
L’attacco frontale di JD Vance
A sferrare il colpo più duro, nelle ultime ore, è stato il vicepresidente americano JD Vance, il quale ha utilizzato il palcoscenico mediatico offertogli dai social network per lanciare un vero e proprio anatema contro le politiche migratorie e di polizia del Regno Unito. Vance, come riportato da diverse agenzie, ha dichiarato che “Henry Nowak è morto come muore una civiltà: abbandonato, ammanettato da autorità che non si fidavano di lui e accusato di crimini d’odio che non aveva commesso”.
Il vicepresidente, in un intervento che non ha lasciato spazio a mezze misure, ha poi aggiunto un tassello fondamentale alla sua critica, sostenendo che il ragazzo sarebbe ancora vivo se “le ultime generazioni di élite europee avessero resistito alla politica dell’autodisprezzo e all’invasione di massa di migranti”.
Una presa di posizione, quella di Washington, che non si è limitata alla retorica: il Dipartimento di Stato americano ha parlato apertamente di “condizionamento ideologico” e di un sistema di “giustizia a due livelli” (two-tier policing), definendoli sintomi palesi di un declino della civiltà occidentale.
La replica di Downing Street e il caso della direttiva anti-razzista
La reazione del governo di Sua Maestà non si è fatta attendere, con Keir Starmer che ha accusato l’amministrazione Trump – della quale Vance è il numero due – di volersi indebitamente intromettere negli affari interni britannici. “Cercare di interferire nella nostra democrazia e alimentare la divisione nelle nostre strade è inaccettabile”, hanno fatto sapere i portavoce di Downing Street, respingendo al contempo l’accusa di razzismo istituzionale contro i bianchi.
Nel mirino delle critiche conservatrici e della destra radicale, capeggiate in patria da Nigel Farage (leader di Reform UK), è finita una direttiva nazionale anti-razzismo che invita le forze di polizia a non trattare “tutti allo stesso modo” per garantire “equità negli esiti” dei diversi gruppi etnici.
Sebbene il ministro della Polizia Sarah Jones abbia ammesso che il linguaggio di quel documento è “sbagliato” e dà una “cattiva impressione”, il premier Starmer ha respinto le critiche di Farage, accusandolo di voler “sfruttare una tragedia” e di rispondere con “rabbia” invece che con “serio lavoro” alle richieste di giustizia della famiglia Nowak. Proprio il padre del ragazzo, Mark Nowak, aveva infatti implorato di non usare la morte del figlio per creare ulteriore “divisione, odio o tensione”.
Il movente, la condanna e le Zone d’Ombra
Sul piano strettamente giudiziario, l’assassino Vickrum Digwa è già stato condannato all’ergastolo con una pena minima di 21 anni. Il tribunale ha stabilito che Digwa, ossessionato dalle armi, ha inferto sei coltellate a Nowak – tra cui una fatale al torace – utilizzando un pugnale sikh di 21 centimetri, per poi mentire spudoratamente agli agenti. La dinamica, ricostruita anche attraverso le intercettazioni, rivela che fu lo stesso fratello dell’assassino a chiamare il 999 accusando falsamente la vittima di essere un “aggressore razziale bianco”.
La madre di Digwa, invece, è stata giudicata colpevole per aver tentato di nascondere l’arma del delitto. Ciò che continua a far discutere, nonostante la sentenza, è la condotta della polizia dell’Hampshire: le immagini mostrano Nowak, morente, che cerca di alzarsi mentre viene strattonato e ammanettato, mentre gli agenti mostrano più sollecitudine verso l’assassino, arrivando a servirgli da mangiare in centrale.
L’Independent Office for Police Conduct (IOPC) ha aperto un’indagine urgente per verificare se vi sia stato un “omissione di soccorso” o un comportamento gravemente negligente da parte degli agenti intervenuti.




