Roma, svelata l'organizzazione dei rapinatori seriali: 18 arresti dopo 46 colpi
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Redazione Interno
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Una macchina criminale, ben oliata e spietata, che per mesi ha seminato il terrore nelle case di Roma, scegliendo con metodo le sue vittime tra gli anziani, colti spesso nel momento di massima vulnerabilità mentre guardavano la televisione. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Parioli hanno smantellato questo gruppo, eseguendo 18 misure cautelari, tra carcere e residenze controllate, su ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Roma e del Tribunale per i Minorenni di Perugia. L’operazione, i cui fili sono stati tirati a partire da una rapina nel quartiere Nomentano nel settembre dello scorso anno, ha portato alla luce un sistema criminale che, stando alle ricostruzioni, avrebbe messo a segno ben 46 furti e rapine.
La regia dal carcere e la violenza sulle vittime
Quello che emerge dagli atti è un meccanismo pianificato nei dettagli, il quale, secondo gli investigatori, non avrebbe potuto funzionare senza una regia esperta. A coordinare le azioni, infatti, sarebbe stato un boss detenuto nel carcere di Regina Coeli, il quale, servendosi di telefoni non tracciabili, manteneva i contatti con il gruppo operativo all'esterno, dando indicazioni e seguendo in tempo reale l’esecuzione dei colpi. Le intercettazioni, che hanno giocato un ruolo fondamentale, hanno catturato non solo le conversazioni tra i membri della banda, ma anche, e in modo particolarmente agghiacciante, le grida e le suppliche delle persone aggredite, restituendo una fotografia cruda della violenza psicologica e fisica subìta.
Il modus operandi e la vita quotidiana violata
Il loro metodo d’azione era caratterizzato da una spietata efficienza. Le irruzioni avvenivano anche in pieno giorno, con i malviventi che forzavano le porte delle abitazioni per trovarsi di fronte persone inermi, sorprese nel sonno o durante i tranquilli ritmi serali. Con la pistola puntata, costringevano le vittime a consegnare oggetti di valore e denaro, instaurando un clima di paura immediato e paralizzante. La scelta di prendere di mira prevalentemente anziani, individui per lo più soli e fisicamente più fragili, rivela una calcolata crudeltà, finalizzata a minimizzare i rischi e a massimizzare il bottino, violando la sacralità degli spazi domestici.
Il blitz nel campo di via dei Gordiani
La fase esecutiva dell’operazione ha visto i Carabinieri, coadiuvati dal Dipartimento per la Criminalità Diffusa e Grave guidato da Giovanni Conzo, fare irruzione nel campo rom di via dei Gordiani, identificato come la base logistica del sodalizio criminale. È qui che sono state eseguite alcune delle misure cautelari più significative, mettendo fine a un’ondata di crimini che partiva da quel quadrante per estendersi a diversi quartieri della Capitale. L’inchiesta, chiusa ad aprile, ha così posto un argine a quella che il giudice ha definito una “rete criminale strutturata e violenta”, pronta a colpire ancora.




