Monopattini elettrici, dal 16 maggio scatta l’obbligo di targa: già 180 richieste alla motorizzazione
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Redazione Interno
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La rivoluzione silenziosa – e per certi versi attesa – che riguarda la mobilità dolce su due ruote si è ormai concretizzata in un adempimento burocratico ineludibile. Da domani, 16 maggio 2026, nessun monopattino elettrico potrà più circolare liberamente per le strade cittadine senza esporre il cosiddetto “targhino”, quell’adesivo plastificato di 5 centimetri per 6 che il ministero dei Trasporti ha reso obbligatorio a distanza di quasi due anni dalle prime annunciate modifiche al Codice della Strada. L’introduzione del contrassegno, che segue di qualche mese l’obbligo assicurativo entrato in vigore lo scorso 16 luglio, è stata dettata da una duplice e impellente necessità: da un lato la cronaca nera degli ultimi anni, con numerosi incidenti stradali – alcuni dei quali purtroppo mortali – che hanno visto protagonisti questi agili mezzi, dall’altro il fenomeno dei parcheggi selvaggi sui marciapiedi, una consuetudine che ha finito per trasformarsi in un pericolo quotidiano per i pedoni.
Le cifre della messa in regola e la risposta delle amministrazioni locali
Nonostante la scadenza fosse nota da tempo, l’approssimarsi del termine ha innescato una corsa agli sportelli digitali. La motorizzazione civile ha già registrato circa 180 richieste per l’ottenimento delle nuove targhe, un dato destinato a crescere vertiginosamente nelle prossime ore, considerando che la procedura – interamente online per la domanda e completata con il ritiro fisico presso un ufficio della motorizzazione o un’agenzia abilitata – richiede tempi tecnici non immediati. Studenti e lavoratori, che fino a ieri sceglievano il monopattino proprio per l’assenza di costi fissi (bollo, assicurazione, tagliando), si trovano ora a fare i conti con una nuova cornice normativa. E mentre molti privati sembrano ancora impreparati – un ritardo che non sorprende chi segue le dinamiche delle riforme del Codice della Strada – alcune amministrazioni locali si sono attivate in anticipo. Il Comune di Padova, per citare un esempio, ha predisposto una comunicazione mirata indirizzata a scuole e università, allo scopo di allertare quella fascia di utenti (giovani pendolari e fuorisede) che costituisce la quota maggiore dei possessori.
Il “targhino” e le modalità tecniche previste dal decreto attuativo
L’obbligo, sancito a livello legislativo già a fine 2024, è diventato operativo solo dopo la pubblicazione del decreto della Direzione generale per la motorizzazione, quel provvedimento che ha finalmente definito gli aspetti tecnici finora rimasti in sospeso. Il famoso “targhino” non è altro che un adesivo rettangolare in materiale plastificato, munito di elementi identificativi univoci, che dovrà essere applicato in posizione ben visibile sul veicolo. La sua introduzione, va ricordato, non è un capriccio normativo bensì una risposta a fatti di cronaca precisi: gli incidenti con monopattini – spesso protagonisti di fughe senza responsabilità individuabili – e l’abbandono indiscriminato dei mezzi in aree pedonali avevano reso ormai improrogabile un intervento di questo tipo.
L’entrata in vigore e la situazione nelle città italiane
A partire dalla mezzanotte di sabato 16 maggio, e dunque da domani, la circolazione senza contrassegno sarà equiparabile a quella di un veicolo privo di targa, con tutte le conseguenze del caso. Anche a Trani, come del resto a Padova e nel resto d’Italia, la svolta per la cosiddetta mobilità sostenibile assume quindi i contorni di una transizione obbligata. Chi possiede un monopattino privato dovrà attrezzarsi in tempi brevissimi, visto che il decreto attuativo – pubblicato solo nelle scorse settimane – ha lasciato poco spazio a gradualità. L’impressione, leggendo i numeri ancora bassi delle richieste pervenute, è che molti utenti abbiano sottovalutato la scadenza, forse confidando in un’ulteriore proroga che però non è arrivata. E così, da domenica, le strade italiane cambieranno volto: niente più monopattini anonimi, ma una lunga fila di adesivi colorati pronti a raccontare storie di ritardi, di corsie preferenziali e di una mobilità che, per essere davvero sostenibile, deve prima di tutto essere tracciabile.




