Scatta l’obbligo di targa per i monopattini elettrici, ma chi ha fatto domanda rischia la multa lo stesso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Da domani, domenica 17 maggio, chi circola con un monopattino elettrico sprovvisto del contrassegno identificativo – il cosiddetto “targhino” – si esporrà a sanzioni amministrative che possono raggiungere i 400 euro. Il nuovo obbligo, previsto dal decreto del ministero delle Infrastrutture pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso marzo, introduce finalmente un sistema di identificazione univoca per questi mezzi che, sino a ieri, sfrecciavano indisturbati tra corsie preferenziali e marciapiedi. C’è però un paradosso di fondo, destinato a creare non poche tensioni nelle prossime ore: migliaia di proprietari che si sono messi in regola all’ultimo minuto, presentando domanda tramite il Portale dell’Automobilista, rischiano di non ricevere materialmente l’adesivo in tempo utile, rimanendo di fatto esposti alle forze dell’ordine pur avendo adempiuto burocraticamente alla consegna.

La procedura, del resto, non è istantanea. Per ottenere il contrassegno – un adesivo plastificato e non rimovibile prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, composto da sei caratteri alfanumerici – è necessario non solo inviare la richiesta online (accedendo con Spid di secondo livello o Carta d’identità elettronica), ma anche attendere la conferma per poi presentarsi fisicamente presso un Ufficio della Motorizzazione Civile o un’agenzia di pratiche auto autorizzata a ritirarlo. Ed è qui che si inceppa il meccanismo: in molte province, come segnalano diverse associazioni di consumatori, gli sportelli sono intasati e gli appuntamenti per il ritiro risultano già saturi. Per chi si rivolge a un’agenzia specializzata, il costo lievita fino a circa 80 euro (contro i 35 euro della procedura fai-da-te), ma nemmeno in quel caso il rilascio è garantito nel giro di poche ore.

L’identificazione obbligatoria come deterrente

L’obiettivo dichiarato del governo è duplice: contrastare i furti – che negli ultimi anni hanno assunto dimensioni rilevanti soprattutto nei grandi centri urbani – e mettere un freno alla circolazione irregolare, spesso caratterizzata da manovre pericolose e mancato rispetto della segnaletica. Il contrassegno, va notato, non è legato al telaio del veicolo ma direttamente al codice fiscale del proprietario, diventando quindi strettamente personale e non trasferibile. Una volta ritirato, andrà applicato sul parafango posteriore o, in mancanza di questo, sul piantone dello sterzo, rispettando criteri rigidi di orientamento, verticalità e leggibilità. La norma, quindi, mira a responsabilizzare l’utente finale, trasformando un mezzo spesso considerato “anonimo” in un veicolo tracciabile a tutti gli effetti.

L’assicurazione slitta di due mesi, tra criticità tecniche e piattaforme ferme

Se la targa diventa operativa da subito, lo stesso non si può dire per l’obbligo assicurativo. Previsto inizialmente per la stessa data, il vincolo della copertura Rc (responsabilità civile verso terzi) è stato posticipato al 16 luglio. Una circolare congiunta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha ufficializzato il rinvio, accogliendo le segnalazioni dell’Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici. Il problema, spiegano i tecnici, è di natura informatica: le piattaforme della Motorizzazione non sono ancora interoperabili con la banca dati assicurativa SITA e con i sistemi interni delle compagnie. Senza questa integrazione, risulta impossibile abbinare la polizza al singolo contrassegno, rendendo di fatto inapplicabile la sanzione per chi circola senza assicurazione. Nei fatti, per sessanta giorni l’Italia si troverà in una zona grigia: multe per chi non ha il targhino, ma nessuna conseguenza (almeno sul fronte assicurativo) per chi è sprovvisto di polizza.

Le multe scattano, ma restano i dubbi sui controlli

Resta infine da sciogliere il nodo più spinoso, quello della praticabilità dei controlli. Se è vero che i vigili urbani potranno fermare e sanzionare i monopattini sprovvisti del contrassegno – con multe che partono da 100 euro e arrivano a 400 – è altrettanto vero che la mole di mezzi circolanti è impressionante: si stimano oltre 600 mila monopattini privati solo sulle strade italiane, ai quali si aggiungono le flotte in sharing. La polizia locale, già impegnata nella gestione del traffico ordinario e nella verifica di altri obblighi (come l’uso del casco), potrebbe trovarsi in difficoltà nell’effettuare controlli capillari. Alcuni sindacati degli agenti hanno già sollevato il problema della distinzione visiva tra un contrassegno valido e uno falso o semplicemente in ritardo di consegna, chiedendo l’implementazione di dispositivi di lettura ottica che, al momento, non risultano ancora diffusi su larga scala.

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