Russia vieta l’export di gasolio dopo gli attacchi ucraini alle infrastrutture

Russia vieta l’export di gasolio dopo gli attacchi ucraini alle infrastrutture
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Russia vieta l’export di gasolio per i produttori russi dopo gli ultimi attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche del Paese. Il presidente Vladimir Putin ha deciso di introdurre il divieto totale alle esportazioni di gasolio dopo una lunga fase di esitazione, legata alle possibili conseguenze sulle entrate fiscali garantite dalla vendita di idrocarburi. La misura arriva dopo l’attacco ucraino contro una raffineria russa, un episodio che ha aumentato la pressione sulla disponibilità interna di carburante e sulle scelte energetiche di Mosca.

Il blocco dell’export di gasolio rappresenta una decisione attesa da tempo dalle autorità russe, ma rimandata proprio per il peso economico del settore degli idrocarburi. Secondo le informazioni disponibili, il governo ha valutato a lungo l’impatto del provvedimento prima di procedere con il divieto rivolto ai produttori russi. La scelta modifica la gestione delle esportazioni di carburanti e arriva in una fase segnata dagli attacchi alle strutture energetiche, mentre Mosca si trova a dover garantire la disponibilità interna di prodotti petroliferi.

Gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe

Le tensioni sono aumentate anche dopo gli attacchi rivendicati dall’Ucraina contro obiettivi legati al settore energetico e alla logistica del petrolio russo. Il comandante delle Forze dei sistemi senza pilota di Kiev, Robert Brovdi, ha annunciato che droni ucraini avrebbero colpito nove petroliere della cosiddetta “flotta ombra” russa nel Mar d’Azov. A sostegno dell’annuncio è stato pubblicato su Telegram un filmato che, secondo quanto dichiarato, mostrerebbe le immagini degli attacchi alle navi.

Le operazioni contro le navi della flotta ombra russa si inseriscono nel quadro degli attacchi condotti con droni durante il conflitto tra Russia e Ucraina. Le immagini diffuse dal comandante ucraino sono state presentate come una testimonianza delle azioni contro le petroliere nel Mar d’Azov, mentre l’attenzione resta concentrata sulle infrastrutture utilizzate per il trasporto degli idrocarburi. Gli attacchi alle navi si aggiungono alle azioni contro altri elementi della rete energetica russa.

Il nuovo fronte sul gasdotto Blue Stream

Gazprom ha riferito inoltre di un attacco ucraino con droni contro una stazione di compressione del gasdotto Blue Stream nel sud della Russia. L’infrastruttura trasporta gas russo verso la Turchia attraversando il Mar Nero e l’azione, secondo quanto comunicato dalla società citata dalla Tass, aveva come obiettivo quello di interrompere il flusso del gasdotto. La compagnia ha però dichiarato che le misure adottate rapidamente hanno impedito la sospensione delle forniture.

Il caso del gasdotto Blue Stream si aggiunge così agli episodi che hanno coinvolto il settore energetico russo nelle ultime settimane. Da una parte il divieto all’esportazione di gasolio per i produttori russi modifica la gestione dei carburanti destinati ai mercati esteri, dall’altra gli attacchi con droni hanno interessato navi e infrastrutture collegate agli idrocarburi. Le decisioni di Mosca e gli sviluppi militari mostrano come il comparto energetico sia diventato uno degli elementi centrali del conflitto tra Russia e Ucraina.

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