Bper conquista la Popolare di Sondrio, ma il territorio teme il declino
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Redazione Economia
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L’operazione che ha portato Bper a ottenere il controllo della Banca Popolare di Sondrio, con una quota del 58,5% del capitale sociale, segna un passaggio storico per l’istituto valtellinese, ma lascia dietro di sé un’ombra di incertezza. La scalata, avviata a febbraio e inizialmente percepita come ostile dalla Lombardia, ha trovato slancio nell’aggiunta di un euro in contanti per ogni azione ceduta, una mossa che ha spinto molti azionisti ad aderire. Centouno milioni di titoli hanno cambiato proprietario nell’ultima seduta, sancendo un cambiamento di cui si discute già da mesi.
La riapertura dell’offerta, prevista dal 21 al 25 luglio, potrebbe ulteriormente consolidare la posizione di Bper, che mira a rafforzare la propria presenza nel settore. «Insieme al vertice del settore», ha commentato il presidente di Bper, Carlo Papa, sottolineando l’ambizione di creare un polo bancario competitivo. Ma se per alcuni si tratta di un’opportunità, per altri – soprattutto a Sondrio – è la fine di un’epoca.
Gionni Gritti, presidente di Confartigianato Imprese Sondrio, non nasconde la preoccupazione: «È finito un mondo», afferma, temendo che la provincia possa diventare «sempre più remota». La paura è che, senza una banca radicata nel territorio, le imprese locali si trovino ad affrontare maggiori difficoltà. «Con chi dialogheremo? Aspetteremo risposte da Modena?», si chiede Gritti, evidenziando il rischio di una progressiva marginalizzazione.
La Popolare di Sondrio, con i suoi oltre cento anni di storia, ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per l’economia locale, sostenendo piccole e medie imprese in una zona montana che conta appena 180mila abitanti. Ora, con l’ingresso nel gruppo Bper, il timore è che le esigenze del territorio passino in secondo piano rispetto a logiche più ampie.




