Fusione Bper e Popolare di Sondrio, i due cda danno il via libera
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Redazione Economia
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I Consigli di Amministrazione di BPER Banca e di Banca Popolare di Sondrio hanno sancito, con un voto unanime, il progetto di fusione per inCorporazione che vedrà l’istituto valtellinese confluire nel gruppo più grande, un’operazione che, sebbene attesa, segna una tappa fondamentale nel processo di consolidamento del sistema creditizio italiano. L’approvazione, giunta al termine di una giornata di riunioni, non costituisce una sorpresa, considerando che BPER detiene già una quota maggioritaria del capitale della Popolare di Sondrio, acquisita attraverso un’offerta pubblica di acquisto conclusasi positivamente all’inizio di quest’anno; un percorso, questo, che ha trovato la sua logica evoluzione in un’integrazione piena e definitiva. La nuova entità, che si profila come un attore di primaria importanza per dimensioni e solidità, punta a ritagliarsi una posizione di maggiore rilievo nel panorama finanziario nazionale, affrontando le sfide di un mercato sempre più competitivo con una base patrimoniale rafforzata e una rete distributiva ampliata.
Le sinergie e il piano industriale
La ragione profonda dell’accordo, al di là delle mere proporzioni, risiede nelle ingenti sinergie che i due istituti calcolano di poter realizzare, le quali, stando alle stime presentate, potrebbero raggiungere complessivamente i 290 milioni di euro annui. Di questi, una parte cospicua, circa 190 milioni, proverrebbe dalla razionalizzazione dei costi, un obiettivo che passa inevitabilmente per l’ottimizzazione delle strutture organizzative e della rete filiale, mentre i restanti 100 milioni sarebbero riconducibili a sinergie di ricavo, generate da una proposta commerciale più articolata e dalla capacità di offrire un ventaglio di prodotti e servizi più ampio. Per conseguire tali benefici, però, sarà necessario sostenere degli oneri iniziali non indifferenti, valutati in circa 400 milioni di euro in una sola soluzione, una somma che verrà impiegata per coprire tutte le spese legate all’integrazione dei sistemi informatici e delle procedure operative.
I numeri dei primi nove mesi
La bontà dell’operazione sembra trovare un primo, seppur parziale, riscontro nei dati finanziari resi noti per il periodo dei primi nove mesi dell’anno, i quali includono, seppur parzialmente, i contributi dell’istituto di Sondrio, consolidato a partire dal mese di luglio. L’utile netto del gruppo BPER ha infatti toccato 1.478,6 milioni di euro, registrando un incremento di 341,5 milioni rispetto allo stesso periodo del 2024; un balzo significativo, al quale la Popolare di Sondrio ha contribuito con 147,2 milioni, a testimonianza della sua robusta redditività, avendo essa stessa generato, nel medesimo arco temporale, un profitto di 512,7 milioni. Questi risultati, che hanno impresso una crescita del 30 per cento al bottom line, vengono letti dalla leadership come una conferma delle potenzialità del sodalizio e della validità della scelta strategica compiuta.
Il percorso verso il completamento
Con il via libera dei consigli, l’iter procedurale entra ora in una fase cruciale, che condurrà all’approvazione definitiva da parte delle assemblee degli azionisti di entrambe le banche, prevista entro il mese di aprile. La fusione, che si inserisce coerentemente nel quadro del piano industriale e del documento d’offerta che aveva già ottenuto il benestare dell’autorità di vigilanza finanziaria, è concepita non come una semplice giustapposizione di entità, bensì come un moltiplicatore di valore e un acceleratore per gli obiettivi di crescita sostenibile che ciascuna banca si era prefissata in autonomia. L’auspicio, implicitamente contenuto nelle note ufficiali, è che l’unione delle forze possa tradursi in una maggiore capacità di innovazione e di risposta alle esigenze di una clientela sempre più esigente.




