Equinozio d'autunno 2026, il 23 settembre alle 2:05: cosa cambia per umore, sonno e salute

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L'estate astronomica si chiuderà ufficialmente mercoledì 23 settembre 2026 alle ore 2:05, quando il centro del Sole attraverserà l'equatore celeste nel suo moto apparente da nord verso sud. In quel preciso istante, nell'emisfero boreale scatterà l'autunno, mentre in quello australe comincerà la primavera. Non si tratta di una giornata intera, ma di un momento esatto calcolato dagli astronomi: lo U.S. Naval Observatory indica le 00:05 in Tempo Universale, che in Italia, con l'ora legale ancora in vigore, corrispondono alle 2:05 del mattino.

Perché l'equinozio non cade sempre il 21 settembre

La data dell'equinozio oscilla ogni anno tra il 21 e il 24 settembre, e il motivo risiede nella differenza tra il calendario civile e l'anno tropico. Il calendario gregoriano assegna 365 giorni all'anno, mentre il ciclo delle stagioni dura in media 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi. Quel residuo di quasi sei ore si accumula anno dopo anno e viene recuperato con l'introduzione dell'anno bisestile ogni quattro anni.

Nel 2025 l'equinozio è caduto il 22 settembre alle 18:19 UTC; nel 2026 slitta al 23 settembre alle 00:05 UTC; nel 2027 resterà ancora al 23 settembre, alle 06:02 UTC; nel 2028, anno bisestile, tornerà al 22 settembre.

Va poi distinta la stagione astronomica da quella meteorologica: quest'ultima è già iniziata il 1° settembre e terminerà il 30 novembre, una suddivisione convenzionale in tre mesi interi adottata per semplificare il confronto dei dati climatici. Un'altra precisazione riguarda la durata di giorno e notte: durante l'equinozio non sono esattamente identiche.

La rifrazione atmosferica devia leggermente i raggi solari e permette di vedere il Sole quando geometricamente si trova ancora sotto l'orizzonte; inoltre, alba e tramonto vengono calcolati considerando il bordo superiore del disco solare e non il suo centro. Il giorno in cui luce e oscurità si avvicinano maggiormente alle dodici ore ciascuna ha un nome specifico, equilux, e la sua data varia con la latitudine.

Il "mini jet lag" da cambio di stagione

Il passaggio dall'estate all'autunno non è solo una questione di calendario. La riduzione progressiva delle ore di luce influisce su neurotrasmettitori e ormoni che regolano l'umore e il ciclo sonno-veglia. La luce è uno dei principali segnali che sincronizzano l'orologio biologico interno con l'ambiente esterno: quando le giornate si accorciano, i meccanismi che controllano sonno, vigilanza, energia e tono dell'umore possono modificarsi, favorendo stanchezza e cali di motivazione.

Il fenomeno è stato paragonato a un "mini jet lag" perché il corpo deve adattarsi a un nuovo orario di esposizione alla luce, simile a quanto accade dopo un viaggio attraverso diversi fusi orari. A livello neurochimico, la riduzione della luce solare incide sulla produzione di serotonina, neurotrasmettitore legato alla stabilità emotiva, e altera il ritmo circadiano.

La melatonina, l'ormone che favorisce il sonno, risente anch'essa delle variazioni di luminosità: il buio anticipato della sera può indurre sonnolenza precoce, mentre la mattina, con il sole che sorge più tardi, il risveglio risulta più faticoso.

A ciò si aggiungono fattori ambientali come gli sbalzi di temperatura tra giorno e notte, che mettono sotto stress il sistema di termoregolazione e il sistema nervoso autonomo. L'organismo deve adattarsi a un clima che cambia rapidamente, e questo sforzo di adattamento può manifestarsi con affaticamento, irritabilità e difficoltà di concentrazione.

Chi rischia di più

Il disturbo affettivo stagionale, noto anche con l'acronimo inglese SAD, è una condizione clinica specifica che tende a ripresentarsi con regolarità negli stessi periodi dell'anno. Non si tratta di semplice tristezza passeggera: perché si possa parlare di SAD, devono essersi verificati almeno due episodi depressivi negli ultimi due anni con ricorrenza stagionale.

La forma più frequente, detta winter-SAD, esordisce in autunno e si risolve in primavera, ed è caratterizzata da ipersonnia, aumento dell'appetito con preferenza per i carboidrati, calo di energia e disinteresse per le attività sociali.

La professoressa Cristina Anna Colombo, primario dell'Unità Disturbi dell'Umore dell'IRCCS Ospedale San Raffaele e docente di Psichiatria all'Università Vita-Salute San Raffaele, spiega che in Italia questa condizione è relativamente rara rispetto ai Paesi nordici, grazie a una maggiore disponibilità di luce naturale durante tutto l'anno, ma che anche nel nostro Paese il rapporto tra luce e benessere psicologico può influenzare le persone particolarmente predisposte.

Alcune categorie risultano più vulnerabili. Le donne presentano un'incidenza del disturbo affettivo stagionale circa quattro volte superiore rispetto agli uomini, con una prevalenza maggiore nella fascia di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Sono poi più esposti gli adolescenti e i giovani adulti, che già soffrono di un fenomeno noto come "jet lag sociale": la discrepanza tra gli orari di sonno nei giorni lavorativi o scolastici e quelli del fine settimana. Uno studio condotto in Germania su oltre 18.000 persone di età compresa tra 0 e 25 anni ha rilevato che il jet lag sociale raggiunge il picco tra i 16 e i 17 anni, con una differenza media di oltre tre ore.

Anche gli anziani e i pensionati possono risentire del cambio di stagione. Una ricerca pubblicata sul Journal of Sleep Research ha osservato che, dopo la transizione autunnale, le persone più avanti con l'età e i pensionati tendevano a dormire meno nei giorni feriali. I lavoratori con orari fissi, chi trascorre molte ore in ambienti chiusi con scarsa illuminazione naturale e chi vive a latitudini più alte, dove le giornate invernali sono molto brevi, rientrano tra i soggetti da tenere d'occhio.

Come comportarsi nelle prime settimane autunnali

Gli esperti indicano nell'esposizione alla luce naturale il primo strumento per facilitare l'adattamento. Quando il meteo lo consente, è consigliabile trascorrere almeno trenta minuti all'aperto durante le ore diurne, preferibilmente al mattino, per sincronizzare l'orologio biologico e stimolare la produzione di serotonina. Nei giorni in cui il cielo è coperto o per chi ha difficoltà a uscire, la fototerapia con lampade a luce bianca a spettro completo rappresenta un'opzione utilizzata nella pratica clinica per il disturbo affettivo stagionale.

Sul fronte del sonno, la regolarità degli orari è più importante della durata: andare a letto e alzarsi alla stessa ora anche nel fine settimana aiuta a stabilizzare il ritmo circadiano. Ridurre l'esposizione agli schermi luminosi nell'ora che precede il riposo notturno e mantenere la camera fresca, buia e silenziosa sono accorgimenti che favoriscono un sonno di qualità. L'attività fisica moderata, praticata con costanza, agisce come un naturale stabilizzatore dell'umore e migliora la profondità del sonno.

A tavola, è preferibile mantenere un'alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre. L'aumento dell'appetito per cibi zuccherati e carboidrati, tipico di chi risente del cambio di stagione, va gestito senza rigidità eccessive ma con consapevolezza, evitando che diventi un circolo vizioso con il calo di energia. Caffeina e alcol, se consumati troppo vicino all'ora di coricarsi, possono interferire con la qualità del riposo.

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