Equinozio d'autunno 2026, il 23 settembre alle 2:04 scatta la stagione astronomica

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L'estate astronomica si congeda con un lieve ritardo rispetto alla data convenzionale del 21 settembre, un dettaglio che si ripete con regolarità e che quest'anno colloca l'equinozio nella notte tra martedì e mercoledì. Alle 2:04 ora italiana del 23 settembre il Sole attraverserà l'equatore celeste, segnando l'inizio dell'autunno astronomico nell'emisfero boreale.

Perché la data slitta di due giorni

La discrepanza tra il calendario civile e il moto reale della Terra attorno al Sole è alla base di questo spostamento. Il nostro pianeta completa un'orbita in circa 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi, un intervallo noto come anno siderale, leggermente più lungo dei 365 giorni che l'anno civile registra. Le ore accumulate annualmente vengono recuperate con l'anno bisestile, che ogni quattro anni aggiunge un giorno al calendario, ma il meccanismo di correzione non azzera completamente lo scarto.

Ne consegue che equinozi e solstizi oscillano all'interno di una finestra temporale che per l'evento autunnale va dal 21 al 24 settembre, con il 22 e il 23 come date statisticamente più frequenti.

L'accorciamento delle giornate procede più rapido

A partire dall'istante equinoziale, nell'emisfero nord le ore di luce iniziano a ridursi con un ritmo che nelle settimane immediatamente successive all'evento raggiunge la sua massima velocità. La causa risiede nella geometria dell'orbita terrestre e nell'inclinazione dell'asse di rotazione, che rispetto al piano orbitale misura circa 23,5 gradi.

Durante gli equinozi il percorso apparente del Sole nel cielo attraversa una fase di transizione particolarmente rapida: l'angolo di incidenza dei raggi solari muta velocemente da un giorno all'altro, determinando una contrazione del dì più marcata rispetto a quanto accade in prossimità dei solstizi, quando la variazione si attenua fino quasi ad annullarsi.

Un'estate da record prima del cambio di stagione

L'equinozio giunge al termine di una stagione estiva che in Italia ha stabilito un primato termico. Secondo le analisi condotte dall'Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche, la temperatura media nazionale tra giugno e agosto ha raggiunto 24,3 gradi a due metri dal suolo, superando il precedente riferimento del 2003, quando si era fermata a 23,6 gradi. I dati, elaborati a partire dall'archivio Era5 Land del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, collocano il 2026 come l'anno potenzialmente più caldo dal 1950.

Gli effetti del caldo sulle Alpi

Il bilancio della stagione si riflette anche sullo stato dei ghiacciai alpini. La Marmolada, il cui arretramento è monitorato attraverso campagne glaciologiche periodiche, ha fatto registrare dall'inizio dell'anno una perdita di 23 metri, un valore tre volte superiore a quello rilevato nel 2025. La superficie complessiva del ghiacciaio è scesa da 92 a 83 ettari, un livello di contrazione che era stato osservato in precedenza solo nel 2022.

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