The Atlantic rivela i piani d'attacco di Trump sullo Yemen

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La decisione di pubblicare integralmente i messaggi scambiati nella chat segreta "Houthi PC small group", creata dall’amministrazione Trump lo scorso marzo, non è stata presa a cuor leggero da The Atlantic. La rivista, che vi era stata inclusa per errore, ha scelto di rendere noti i contenuti solo dopo che la Casa Bianca, il Pentagono e i vertici dell’intelligence avevano più volte smentito la presenza di piani operativi relativi a un intervento militare nello Yemen.

Tra i protagonisti delle smentite, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il quale aveva assicurato che nel gruppo Signal – utilizzato per le comunicazioni – non figuravano strategie belliche contro gli Houthi, sostenuti dall’Iran. A suffragare la sua versione, l’ex capo dell’intelligence Tulsi Gabbard, che in audizione al Senato aveva escluso la condivisione di materiale classificato. Persino il direttore della CIA, John Ratcliffe, aveva minimizzato, lasciando intendere che si trattasse di scambi di routine.

Eppure, i documenti resi pubblici raccontano una storia diversa. Se da un lato confermano l’intenzione statunitense di colpire le postazioni ribelli, dall’altro rivelano un disprezzo strisciante verso gli alleati europei, definiti – secondo quanto trapelato – "parassiti" per la loro riluttanza a impegnarsi militarmente. Una valutazione che, per quanto brutale, trova eco in alcune ammissioni provenienti dall’Europa stessa.

Fonti diplomatiche europee, interpellate dall’ANSA, hanno riconosciuto che gli Stati Uniti, insieme al Regno Unito, hanno sopportato il peso maggiore delle operazioni nel Mar Rosso, mentre le forze continentali si sono limitate a missioni di protezione navale, con regole d’ingaggio più caute. JD Vance, già critico verso la NATO, non ha dunque inventato nulla: la frattura transatlantica, almeno su questo fronte, esiste ed è stata alimentata da divergenze strategiche.

Quello che colpisce, al di là delle polemiche, è l’imprudenza con cui informazioni riservate sono circolate in un canale non sicuro, esponendo l’amministrazione a un danno d’immagine non trascurabile. Se i democratici hanno colto l’occasione per rinfacciare a Trump una nuova fuga di notizie, il vero problema rimane la sostanza: cosa pensano davvero i vertici americani dei loro partner, e quali conseguenze avrebbe avuto un’escalation nello Yemen.

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