Striscia la Notizia, il commiato in prima serata di un monumento fuori tempo massimo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La quinta e ultima puntata di Striscia la Notizia, in onda stasera su Canale 5, giovedì 19 febbraio, porta con sé il peso di un congedo che sa più di resa che di pausa estiva. Il tg satirico ideato da Antonio Ricci, dopo otto mesi di silenzio dovuti al boom inaspettato de La Ruota della Fortuna con Gerry Scotti – un macigno mediatico che ha ridefinito le serate degli italiani – tenta un’estrema sortita nel prime time, salvo poi dover fare i conti con una realtà impietosa: l’anacronismo della propria formula. La promozione in fascia serale, lungi dal rappresentare un rilancio, si è rivelata per molti versi un canto del cigno, una celebrazione malinconica di un’epoca che non c’è più -2.

Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, la coppia storica che regge il timone di questa edizione speciale, si trovano a navigare in acque ben diverse da quelle solcate in passato. La loro presenza, un tempo garanzia di ascolti e ilarità, appare oggi quasi come un omaggio dovuto a un passato glorioso, mentre intorno a loro la macchina produttiva prova a iniettare dosi massicce di nostalgia per mascherare l’assenza di una reale direzione innovativa. Con loro, in questo addio televisivo, ci sono le sei Veline – Alessia Anzioli, Lavinia Circeo, Ginevra Festa, Lara Granata, Nausica Marasca e Virginia Stablum – e la band diretta dal maestro Demo Morselli, elementi di contorno che, nonostante l’impegno, faticano a celare la solitudine di un programma che un tempo dettava l’agenda del costume italiano -1-8.

La puntata finale punta decisa sul tasto dell’amarcord, conscia forse di non avere più frecce nuove al proprio arco. Tra gli ospiti spiccano i ritorni di Ficarra e Picone, che per sedici edizioni hanno condotto il programma e che ora tornano per una serata di gag e aneddoti, quasi a benedire un passaggio di testimone virtuale con sé stessi -1. E poi loro, Federica Nargi e Costanza Caracciolo, le ex veline per eccellenza, che a diciotto anni di distanza dal loro debutto tornano sul bancone, simbolo vivente di una bellezza e di uno stile di intrattenimento che ha fatto epoca. Insieme a loro, i rispettivi compagni Alessandro Matri e Christian Vieri, pronti a sottoporsi a un ironico “gioco delle coppie” studiato per testare affinità e complicità, in un mix di calcio, televisione e memoria storica che dovrebbe fungere da collante generazionale -1-8.

Accanto a questo carosello di ricordi, l’inviato Paolo Ruffini, affiancato da Federico Parlanti, riporta l’attenzione su una delle battaglie storiche del programma: la consegna della “merdina” a chi parcheggia abusivamente nei posti riservati ai disabili. Un servizio che prova a riannodare i fili con la funzione civile che Striscia ha esercitato per decenni, ma che rischia di passare in secondo piano rispetto al trionfo di nostalgia che avvolge la serata. E mentre Francesca Manzini si appresta a riproporre le sue irresistibili imitazioni, e Dario Ballantini a vestire i panni di Vasco Rossi, è un altro il momento che promette di accendere i riflettori: la consegna del Tapiro d’Oro ad Andrea Pucci -1-4.

Valerio Staffelli, l’inviato più celebre della televisione italiana, ha rincorso il comico milanese per consegnargli l’ambito premio della vergogna, dopo le polemiche che lo hanno costretto a rinunciare a una partecipazione al Festival di Sanremo. La replica di Pucci, raccolta dalle telecamere, è stata tagliente e senza filtri: “La mia comicità è diventata di estrema destra, quindi non si può più sentire”, ha esordito, per poi rispondere a chi gli chiedeva conto di una foto che lo ritrae con una croce celtica. “Anche quelli che hanno detto che avevo una croce celtica nel camerino, dovrebbero dimostrarlo con dei documenti”, ha aggiunto, gettando benzina sul fuoco di una polemica che non accenna a spegnersi -6-7-10.

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