Il nipote che uccise gli zii: morto in carcere Guglielmo Gatti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una risposta secca e burocratica, giunta dal penitenziario di massima sicurezza di Opera, ha posto fine a ogni ricerca: «È morto». Così, come riportato dal Giornale di Brescia, si è scoperto che Guglielmo Gatti, il condannato all’ergastolo per il duplice omicidio dei propri zii, ha chiuso i suoi giorni il 15 giugno del 2023. Una fine silenziosa, che si addice al suo ultimo, ossessivo desiderio, espresso per il tramite del suo legale: quello di essere dimenticato. La sua morte, avvenuta all’età di 58 anni dopo quasi sedici di reclusione, non è stata comunicata nemmeno all’avvocato che lo aveva difeso, il quale ora solleva interrogativi sulle circostanze del decesso, mentre il Corpo di Gatti riposa in una tomba senza clamore al cimitero Monumentale di Milano.

L'estate del terrore in via Ugolini

Quella che oggi si presenta come una palazzina dalle pareti rinfrescate e dai balconi ordinati, una volta era stata ribattezzata, nelle cronache e nell’immaginario collettivo, la «villetta degli orrori». Proprio lì, in via Ugolini a Brescia, nell’estate del 2005, prese forma una vicenda di una brutalità quasi inimmaginabile. Gatti, che occupava il primo piano dell’abitazione, uccise i due zii che vivevano al piano terra, Aldo Donegani e Luisa De Leo, per poi procedere a un macabro smembramento dei corpi. I resti delle vittime vennero disseminati, in una lugubre operazione, tra i boschi del passo del Vivione e le sponde del lago d’Iseo, luoghi che per mesi divennero teatro delle dolorose ricerche da parte delle forze dell’ordine.

Il lungo iter giudiziario e il carcere duro

Dopo la scoperta dei resti e le complesse indagini, che coinvolsero anche il comune di Aprica, il processo si concluse nell’agosto del 2007 con una condanna all’ergastolo. Una sentenza che chiuse formalmente il caso ma non poté mai cancellare il trauma per i familiari e per quanti, a vario Titolo, erano stati toccati dalla ferocia del delitto. Trasferito l’8 novembre dello stesso anno nel carcere di Opera, struttura di massima sicurezza riservata ai detenuti di particolare pericolosità, Gatti sparì completamente dalla vita pubblica, rinunciando a ogni contatto con l’esterno e cercando, come aveva chiesto, l’oblio.

L'ultimo mistero e le domande senza risposta

La morte, giunta dopo anni di isolamento volontario, rappresenta l’ultimo capitolo oscuro di questa storia. La circostanza che il decesso sia rimasto ignoto per così tanto tempo, scoperto solo a seguito di una richiesta giornalistica, getta una luce inquietante sulla fine solitaria dell’uomo. L’avvocato Luca Broli, come riferito, ha espresso la volontà di accertare le cause della morte del suo ex assistito, aprendo così un ulteriore, seppur minimo, spiraglio di indagine su una vicenda che sembrava definitivamente archiviata. Intanto, la villetta di via Ugolini ha cambiato volto, in un lento e silenzioso tentativo di redenzione architettonica, mentre la memoria di quei fatti resta incisa nella storia giudiziaria e nella coscienza collettiva.

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