False fatture per 1,5 milioni, la deputata Brambilla sotto inchiesta a Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La parlamentare di Noi Moderati, Michela Vittoria Brambilla, è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Milano nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza un articolato sistema di false fatturazioni.

Il provvedimento, che coinvolge anche altre persone fisiche legate a doppio filo con il mondo della produzione televisiva, scaturisce da accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza, i quali hanno preso spunto – come spesso accade in questi casi – da pregresse segnalazioni giornalistiche per approfondire il flusso di denaro legato al programma “Dalla parte degli animali”, in onda su Rete 4 e condotto dalla stessa Brambilla.

Perquisizioni a tappeto tra Milano, Roma e Torino

Nelle ultime ore, i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno dato esecuzione a decreti di perquisizione su scala nazionale, bussando alle porte di tre distinti studi di produzione televisiva dislocati tra il capoluogo lombardo, Torino e Roma. Le operazioni investigative hanno interessato anche la sede centrale dell’Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana), un ente che, stando alla ricostruzione dei pubblici ministeri, avrebbe avuto un ruolo centrale come sponsor della trasmissione.

È stato precisato, tuttavia, che le perquisizioni non hanno riguardato direttamente l’esponente politica, concentrandosi invece sugli aspetti documentali e contabili nelle società ritenute coinvolte nel meccanismo contestato.

Il meccanismo delle sponsorizzazioni e le percentuali contestate

Al centro del fascicolo aperto dai magistrati milanesi (che hanno coordinato le Fiamme Gialle) vi sarebbe una presunta distorsione nell’utilizzo dei fondi pubblicitari versati dall’Enci. Secondo l’ipotesi accusatoria, tra il 2020 e il 2026 sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti – o comunque gonfiate – per un valore complessivo che si aggira intorno a 1,5 milioni di euro.

La criticità sollevata dagli inquirenti non riguarda solo l’emissione dei documenti fiscali, ma la reale destinazione delle risorse: si contesta che la quota maggioritaria di quei finanziamenti, precisamente una percentuale intorno al 90%, venisse incanalata per remunerare la conduttrice (la stessa Brambilla), lasciando alle aziende produttrici del format televisivo una frazione residuale dei ricavi, pari a circa il 10%, teoricamente insufficiente a coprire i reali costi di scaletta e messa in onda.

Il ruolo dell’Enci e i precedenti giornalistici

Nel mirino degli investigatori, oltre alla parlamentare, è finito anche il presidente dell’Enci, Espedito Massimo Muto, il cui ruolo sarebbe stato determinante nell’attivare il flusso di sponsorizzazioni in favore del programma televisivo. A quanto si apprende, l’intera impalcatura indiziaria poggia anche su riscontri documentali che collegano le società di produzione alla parlamentare; queste ultime, attraverso l’emissione di fatture ritenute false, avrebbero agito come un filtro per trasferire il denaro allo studio della conduttrice.

Non è un caso che l’inchiesta giudiziaria faccia seguito a quanto già rivelato, oltre un anno fa, dalla trasmissione d’inchiesta “Report”, la quale aveva puntato i riflettori sulle anomalie nei bilanci dell’ente cinofilo e sui compensi legati alla trasmissione dedicata agli animali.

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