Fatture false e sistema di banking clandestino, la Guardia di finanza esegue un sequestro da 21 milioni in tre regioni
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Redazione Interno
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Nel cuore di un'indagine che la Procura di Napoli, per la precisione la terza sezione dedicata alla criminalità economica, porta avanti da mesi, i militari del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo che supera i 21 milioni di euro.
Il provvedimento, firmato dal gip del Tribunale di Napoli, ha colpito sedici società operative in diverse regioni italiane e i rispettivi rappresentanti legali, finiti nel registro degli indagati a vario titolo per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
L'operazione si inserisce in un più ampio filone investigativo che gli inquirenti hanno battezzato come "underground banking", un sistema parallelo e illegale di movimentazione di capitali che, aggirando i tradizionali canali di controllo, avrebbe permesso di trasferire all'estero una cifra vicina ai 134 milioni di euro.
Il meccanismo delle fatture false e dei bonifici
Il sistema ricostruito dalla Guardia di finanza ruotava attorno ad alcune società attive prevalentemente nel commercio di materiali ferrosi, un settore che, per la natura stessa delle transazioni e dei volumi di denaro movimentati, si presta a essere utilizzato come veicolo per operazioni sospette. Attraverso l'emissione di fatture per prestazioni mai realmente effettuate, gli indagati avrebbero incassato regolari bonifici bancari, per poi restituire il corrispondente valore in contante ai committenti, previa trattenuta di una percentuale a titolo di compenso per il servizio illecito.
In questo modo, il denaro sporco o di provenienza non tracciata veniva immesso nei circuiti finanziari ufficiali con un'apparente legittimità, per essere infine instradato all'estero attraverso canali che sfuggono al controllo delle autorità, come i confini valutari e le normative antiriciclaggio.
I numeri dell'indagine e il profilo degli indagati
Le cifre dell'inchiesta parlano di un volume d'affari illecito stimato in circa 134 milioni di euro, una mole di capitali che sarebbe stata dirottata verso l'estero tramite questo circuito parallelo, mentre il sequestro di oltre 21 milioni rappresenta la parte di provento direttamente rintracciata e congelata dai finanzieri.
Trentuno sono le persone fisiche attualmente indagate nell'ambito del procedimento, tutte coinvolte a vario titolo nella gestione delle sedici società perquisite e sottoposte a vincolo patrimoniale, con le loro sedi operative distribuite su tutto il territorio nazionale e, in particolare, in tre regioni che avrebbero rappresentato i centri nevralgici del sistema.
La complessità delle operazioni, che mescolano la semplice evasione fiscale con il più sofisticato reato di autoriciclaggio e di esercizio abusivo del credito, ha richiesto un lavoro di ricostruzione finanziaria minuzioso, portato avanti dagli specialisti del nucleo valutario attraverso l'analisi di flussi bancari, movimentazioni societarie e rapporti di cambio, per tracciare il percorso dei fondi e individuare i reali beneficiari del meccanismo illecito.
L'attuazione del decreto e le perquisizioni in corso
In queste ore i militari della Guardia di finanza stanno dando materiale esecuzione al provvedimento cautelare reale, con perquisizioni e notifiche che interessano le sedi legali e operative delle società coinvolte, dislocate in diverse città italiane. Il decreto del gip napoletano, notificato ai rappresentanti legali delle imprese, rappresenta la sintesi di un'attività probatoria che ha convinto il giudice dell'esistenza del fumus commissi delicti e del pericolo di dispersione delle risorse finanziarie.
La tipologia di sequestro, che colpisce beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie nella misura del profitto ipotizzato, mira a interrompere la continuità dell'illecito e a garantire la futura confisca dei valori equivalenti ai reati contestati, in un quadro investigativo che, sebbene già strutturato in queste prime conclusioni, potrebbe riservare ulteriori sviluppi in relazione ai collegamenti internazionali e agli effettivi destinatari finali dei capitali esportati clandestinamente.




