Torino, il superbonus dei fantasmi: 7 milioni sequestrati tra false fatture e cantieri mai aperti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’era una palazzina di cinque piani, silenziosa e deserta, nei pressi di piazza Baldissera a Torino, che avrebbe dovuto trasformarsi in un cantiere modello per l’efficientamento energetico. E invece no: di quei lavori di rifacimento della facciata – quelli previsti dal Superbonus 110 per cento – non è rimasta traccia, se non nella carta intestata di alcune fatture. La Guardia di Finanza del capoluogo piemontese, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, ha messo i sigilli a un’operazione che restituisce l’ennesima fotografia di un meccanismo fraudolento ormai noto agli inquirenti, sebbene nelle sue declinazioni tecniche appaia sempre più sofisticato. Il provvedimento – un sequestro preventivo da 7 milioni di euro – è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari e ha travolto una società edile e quattro professionisti; questi ultimi, stando alla ricostruzione delle Fiamme Gialle, avrebbero generato crediti d’imposta inesistenti attraverso un sistema articolato di attestazioni false e certificazioni taroccate.

Attestazioni facili, lavori inesistenti: il metodo dei quattro professionisti

A spiegare il meccanismo è Alessandro Langella, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Torino, il quale parla di lavori mai effettuati per il risparmio energetico e la riduzione del rischio sismico. Un’operazione, quella dei quattro indagati, che puntava a far lievitare artificiosamente i corrispettivi dei bonus, presentando allo Stato fatture per interventi regolarmente «proposti a costo zero» ai condomini – come si legge negli atti – ma di fatto mai cominciati, né tantomeno conclusi. Nel caso specifico della palazzina vicino a piazza Baldissera, l’inghippo si reggeva su un paradosso contabile: le fatture venivano emesse lo stesso, e i professionisti coinvolti (legati a vario titolo alla medesima società edile) rilasciavano pareri tecnici e asseverazioni false per trasformare carta straccia in titoli di credito verso l’Erario. Un modus operandi che, sottolineano gli investigatori, non costituisce un episodio isolato, ma si inserisce in una galassia di pratiche elusive scoperte nel corso degli ultimi controlli straordinari sul fronte del 110 per cento.

L’ombra dei 4,1 miliardi bloccati dal fisco e la coda lunga del superbonus

La vicenda torinese, del resto, non vive nell’isolamento di un singolo abuso. A livello nazionale il Fisco ha ormai messo in atto una diga sempre più rigida: secondo quanto emerso dai dati diffusi dal Sole 24 Ore, i crediti d’imposta legati al Superbonus attualmente bloccati dall’amministrazione finanziaria raggiungono la cifra impressionante di 4,1 miliardi di euro. Un’enorme massa di potenziali rimborsi sospesi, che si aggiunge a una monte spesa complessiva – ancora in crescita – vicina ormai ai 132 miliardi (per l’esattezza 131.970.117.607 euro, secondo l’ultimo report Enea aggiornato al 30 aprile 2026). Solo nel mese di aprile di quest’anno si è registrato un incremento di quasi un miliardo di spesa aggiuntiva, mentre altri 2,5 miliardi servono a coprire i rimborsi per i lavori contabilizzati dal 1° gennaio 2026, a legislazione ormai chiusa. Numeri, questi, che restituiscono l’idea di una “coda” pesantissima del provvedimento, ancora in grado di incidere sulle casse pubbliche nonostante la fine ufficiale delle nuove agevolazioni.

Cantieri fantasma e certificazioni false: i conti tornavano solo su carta

L’indagine della Procura di Torino, insomma, ha smontato pezzo per pezzo un castello di illusioni contabili. Lì dove avrebbe dovuto sorgere un cantiere con ponteggi e operai – la palazzina di cinque piani nelle vicinanze di piazza Baldissera – non c’era nulla, se non un edificio comune. Eppure i condomini avevano ricevuto la proposta di interventi gratuiti, finanziati interamente dal meccanismo della cessione del credito. Peccato che quei crediti, una volta generati dalle fatture emesse a sproposito, dovevano trasformarsi in denaro pubblico. Un piano ben oliato, insomma, in cui le certificazioni energetiche e quelle antisismiche venivano rilasciate senza che alcuna verifica tecnica fosse mai stata eseguita. I quattro professionisti finiti nel mirino – di cui non vengono fornite le generalità – rispondono ora a vario titolo di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, mentre la società edile coinvolta vede bloccata una fetta consistente del proprio circolante. Quello che resta, sul terreno, è il solito spettro dei cantieri fantasma: una ferita aperta dal Superbonus, che la magistratura e la Guardia di Finanza continuano a ricucire, un sequestro dopo l’altro.

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