Truffa sul Superbonus a Torino, sequestrati 7 milioni per fatture di lavori mai eseguiti
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Redazione Interno
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La Guardia di Finanza di Torino ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo da circa 7 milioni di euro, un’operazione che affonda le radici in un’indagine complessa avviata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese. Al centro della vicenda, una presunta frode aggravata orchestrata ai danni del meccanismo del Superbonus 110%, il sistema di agevolazioni fiscali – introdotto, come noto, durante la fase emergenziale post-Covid – che avrebbe dovuto rilanciare l’edilizia tra efficientamento energetico e messa in sicurezza antisismica. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, una società edile con sede a Torino avrebbe generato crediti d’imposta del tutto inesistenti, alimentando un giro di false fatture e documentazione tecnica priva di veridicità.
I lavori fantasma e il condominio torinese
L’ingranaggio della presunta truffa ruotava attorno a lavori di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico mai realizzati, se non sulle carte, all’interno di un condominio della città. I professionisti coinvolti – un architetto di Torino, un ingegnere milanese e un commercialista di Napoli, oltre all’imprenditore della ditta edile – avrebbero predisposto una documentazione tecnica falsa, certificando interventi che di fatto non sono mai stati eseguiti. Le fatture emesse descrivevano opere inesistenti, eppure i relativi crediti d’imposta sono stati ceduti a terzi, immettendo nel sistema fiscale italiano una partita di valore pari a circa 7 milioni di euro. Le perquisizioni scattate nelle scorse ore hanno interessato i domicili e gli studi dei cinque indagati, tutti accusati a vario titolo di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio.
Il sequestro preventivo e il principio della Cassazione
Il provvedimento di sequestro, firmato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino, ha colpito non soltanto le disponibilità dirette della società edile, ma anche quei crediti fiscali già ceduti a ignari cessionari. Sul punto, un recente orientamento della Cassazione – confermato anche per chi si trova in buona fede – ha stabilito che il sequestro dei crediti legati al Superbonus può essere comunque eseguito quando risulti accertata l’inesistenza sostanziale delle operazioni sottostanti. La suprema corte, insomma, ha ribadito la centralità della tracciabilità dei bonus edilizi e la necessità di un controllo che vada oltre la mera formale regolarità documentale, investendo la sostanza stessa dei lavori dichiarati.
Il meccanismo della frode: dal condominio al riciclaggio
Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dalla Procura di Torino, hanno ricostruito il percorso dei 7 milioni di euro: dai crediti fittizi generati sui lavori fantasma, alla loro successiva conversione in denaro liquido attraverso cessioni e compensazioni. Un passaggio, quest’ultimo, che ha portato all’ipotesi di reato di riciclaggio, poiché somme di fatto illecite sarebbero state reimmesse nel circuito economico apparentemente legale. Nessuno dei cinque indagati – imprenditore, architetto, ingegnere e commercialista – avrebbe eseguito materialmente gli interventi di efficientamento o antisismici nel condominio torinese, limitandosi a produrre una documentazione tecnica capace di ingannare i meccanismi di verifica ordinaria.
Il contesto nazionale delle frodi sui bonus edilizi
Negli ultimi anni il sistema del Superbonus e della cessione dei crediti fiscali ha profondamente trasformato il settore edilizio italiano, generando però – accanto ai vantaggi per chi ha operato correttamente – un’esplosione di frodi, sequestri e crediti ritenuti inesistenti dall’autorità giudiziaria. Il caso torinese rappresenta uno degli ultimi sviluppi di un fenomeno ormai noto alle cronache giudiziarie: falsi interventi, professionisti compiacenti, fatturazioni gonfiate o del tutto false. La Procura ha già depositato le accuse per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, mentre il meccanismo investigativo continua a vagliare eventuali ulteriori ramificazioni della frode, senza escludere che lo schema criminoso potesse coinvolgere anche altri condomini o committenti.




