Risucchiato in piscina, è “morte cerebrale” per il dodicenne. La procura indaga per omicidio colposo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Si è chiusa, nel modo più tragico possibile, la vicenda del ragazzino di dodici anni originario di San Benedetto del Tronto che, la mattina di Pasqua, era rimasto incastrato con un piede nel bocchettone di una vasca idromassaggio all’interno di un hotel di Pennabilli, in provincia di Rimini. Dopo quattro giorni di ricovero in condizioni disperate all’ospedale “Infermi” di Rimini, i medici – al termine di un periodo di osservazione obbligatorio di sei ore che ha accertato l’assenza totale di attività cerebrale, coscienza e riflessi – ne hanno dichiarato ufficialmente la morte cerebrale, avviando così le procedure previste dalla legge.
La dinamica dell’incidente in hotel e i soccorsi
L’incidente, avvenuto intorno alle 10.30 di domenica, ha visto coinvolto l’intero nucleo familiare del bambino: con lui, nella vasca, c’erano la madre, il padre e gli zii, tutti entrati insieme azionando l’idromassaggio. Il dodicenne, il cui nome è stato reso noto dalle cronache locali, sarebbe stato letteralmente risucchiato dalla potenza di aspirazione dell’impianto, rimanendo bloccato con l’arto inferiore. Le manovre di soccorso, immediate da parte dei familiari e del personale dell’hotel, si sono rivelate purtroppo complesse; il ragazzino è stato poi trasportato d’urgenza in ospedale, dove i sanitari hanno tentato invano di stabilizzarlo, dovendo infine constatare l’evolversi di un quadro neurologico ormai irreversibile.
Le indagini dei carabinieri e il fascicolo della procura
Sull’intera vicenda stanno ora indagando i carabinieri della compagnia di Novafeltria, che hanno già acquisito i primi elementi utili a ricostruire la sequenza esatta dei fatti. La procura della Repubblica di Rimini ha aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di omicidio colposo. Gli inquirenti – ed è questo il nodo centrale dell’inchiesta – stanno cercando di accertare se ci sia stato un malfunzionamento dell’impianto dell’idromassaggio, magari dovuto a una mancata manutenzione, oppure se la stessa conformazione del bocchettone di aspirazione rappresentasse già di per sé una trappola mortale per un bambino. Non vengono al momento escluse piste legate a possibili errori nell’utilizzo dell’attrezzatura da parte degli ospiti, ma l’attenzione dei carabinieri si concentra soprattutto sullo stato dei sistemi di sicurezza della vasca.
L’aspetto giudiziario e le verifiche tecniche
Gli sviluppi giudiziari, in questo tipo di tragedie, seguono quasi sempre un copione segnato da accertamenti lunghi e meticolosi. I periti dovranno ora esaminare la potenza di aspirazione della pompa, l’eventuale assenza di una doppia griglia di protezione o di una valvola di sfogo che interrompa automaticamente la depressione in caso di ostruzione. La legge italiana, in materia di impianti a uso collettivo in strutture ricettive, è piuttosto stringente, ma la loro effettiva applicazione sul campo dipende spesso dalla diligenza dei singoli gestori. La procura, nelle prossime settimane, potrebbe disporre anche una consulenza tecnica per stabilire se il decesso sia stato causalmente determinato da quella specifica dinamica di risucchio o se abbiano concorso altre circostanze, come i minuti intercorsi prima del disincastro.
Un lutto che solleva interrogativi sulla sicurezza delle spa
La dichiarazione di morte cerebrale, per un ragazzino di appena dodici anni, trasforma un incidente apparentemente evitabile in un caso giudiziario destinato a lasciare il segno. La famiglia, assistita da propri legali, attende ora il via libera per eventuali atti di costituzione di parte civile, mentre l’albergo di Pennabilli – senza che sia stata al momento disposta alcuna misura interdittiva – rimane sotto la lente degli investigatori. Non si tratta di un episodio isolato nella cronaca nazionale: altre volte, in passato, le vasche idromassaggio si sono rivelate letali per i più piccoli proprio a causa della forza di aspirazione dei filtri. Resta, per ora, il dato crudo dei fatti: un bambino morto dopo quattro giorni di agonia, un fascicolo aperto per omicidio colposo, e un impianto da analizzare pezzo per pezzo.




