Morto il 12enne risucchiato nella vasca idromassaggio, la procura indaga per omicidio colposo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’è stato nulla da fare per Matteo Brandimarti, il ragazzino di 12 anni che, lo ricordiamo, era finito risucchiato dal bocchettone di una vasca idromassaggio in un hotel di Pennabilli, al confine tra Romagna e Marche. Dopo quattro giorni di agonia, durante i quali i medici hanno tentato di riparare i danni interni causati dalla violenta pressione dell’acqua, il giovane ha infine ceduto. La sua morte, avvenuta in ospedale, ha trasformato quella che inizialmente era una semplice inchiesta per lesioni – aperta a carico di ignoti – in un fascicolo ben più grave, quello per omicidio colposo. La Procura della Repubblica, che ha già messo sotto sequestro l’impianto della Spa, sta ora verificando palmo a palmo le condizioni del sistema di aspirazione e, più in generale, l’intero dispositivo di sicurezza della vasca.

L’incidente durante le vacanze di Pasqua e il sequestro della vasca

Quella che doveva essere una vacanza serena, un soggiorno di relax per la famiglia originaria di San Benedetto del Tronto, si è trasformata in una tragedia nel giorno di Pasqua. Il piccolo Matteo, mentre si trovava in acqua, è stato bloccato sott’acqua dalla potenza di un bocchettone; una forza tale da renderlo prigioniero, impedendogli di risalire nonostante la presenza, probabilmente, di altri ospiti nei dintorni. I carabinieri, intervenuti subito dopo l’incidente, hanno avviato accertamenti tecnici sulla vasca, della quale è stato disposto il sequestro per consentire le perizie. Si cerca di capire, in particolare, se il sistema di aspirazione fosse dotato delle previste valvole di sicurezza o se, al contrario, una manomissione o un difetto di manutenzione abbia reso letale un dispositivo che, di per sé, dovrebbe essere innocuo.

Il dolore a San Benedetto e il ricordo dei compagni di scuola

La notizia della morte ha sconvolto l’intera cittadina di San Benedetto del Tronto, dove la famiglia Brandimarti è conosciuta e benvoluta. A renderne manifesto il cordoglio, in queste ore, non sono solo i messaggi sui social o i gruppi spontanei di preghiera che si sono formati silenziosamente, ma anche il gesto concreto dei compagni di scuola di Matteo. Loro, che condividono con lui il banco, hanno voluto lasciare un segno semplice eppure struggente: un cuore disegnato alla lavagna, circondato da tante firme. “Era amato da tutti, siamo disorientati”, avrebbero confidato alcuni di loro agli insegnanti, mentre il negozio di famiglia resta chiuso per lutto. Non ci sono parole, in casi come questo, che possano davvero restituire la portata di una perdita così prematura.

L’inchiesta giudiziaria e le verifiche tecniche in corso

Gli inquirenti, dal canto loro, procedono con il massimo riserbo. Il fascicolo per omicidio colposo – che non indica ancora indagati specifici, essendo al momento a carico di ignoti – punta a stabilire se la morte del dodicenne sia stata causata da negligenza, imprudenza o violazione delle norme sulla sicurezza degli impianti. Ogni dettaglio, in questa fase, viene esaminato dai periti nominati dalla Procura: dalla potenza di aspirazione delle pompe alla presenza o assenza di griglie di protezione, fino alla corretta installazione dei sistemi di emergenza. La procura, insomma, dovrà stabilire se si sia trattato di un incidente inevitabile o, come teme la famiglia, di una fatalità che si sarebbe potuta evitare con una manutenzione adeguata. Nessuna ipotesi è ancora stata scartata, e le indagini dei carabinieri proseguono serrate, in attesa dei risultati delle consulenze tecniche che potrebbero rivelarsi decisive per il prosieguo giudiziario.

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