La presa letale dell’acqua: il 12enne risucchiato dalla vasca idromassaggio non ce l’ha fatta, la procura indaga per omicidio colposo
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Redazione Interno
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La cronaca, si sa, ha il vizio di accumulare dettagli che poi diventano macigni. E nel caso del piccolo Matteo Brandimarti – il nome, ora, appartiene a una tragedia consumatasi in cinque giorni di agonia – quei dettagli sono tutti concentrati in un bocchettone. Un’aspirazione fatale, quella della vasca idromassaggio di una struttura ricettiva a Pennabilli, nel Riminese, che ha risucchiato il del ragazzino di 12 anni impedendogli di tornare in superficie. L’incidente, avvenuto domenica di Pasqua mentre la famiglia era in vacanza, si è trasformato in un decesso dichiarato nella notte tra giovedì e venerdì all’ospedale Infermi di Rimini, dove il giovane era ricoverato in condizioni giudicate subito gravissime.
I medici, dopo giorni di osservazione e terapie disperate che non hanno mai lasciato spazio a un vero ottimismo, hanno dovuto constatare la morte cerebrale nel pomeriggio di giovedì. Da quel momento, la corsa contro il tempo si è fermata. E proprio nel silenzio del reparto di rianimazione, dove la tecnologia si scontra con i limiti del umano, i genitori – Maurizio e Nicoletta – hanno compiuto una scelta che di solito i giornali definiscono “di grande umanità”, ma che forse è solo l’ultimo, disperato gesto d’amore possibile: il consenso alla donazione degli organi. Un atto che restituisce un senso, seppur minimo, a una vicenda altrimenti priva di qualunque logica.
Il cambio di registro: da lesioni a omicidio colposo
Sul fronte giudiziario, la morte del ragazzo ha inevitabilmente spostato l’ago della bilancia. Il fascicolo, inizialmente aperto dalla Procura di Rimini per lesioni gravissime a carico di ignoti, è stato ufficialmente riqualificato in omicidio colposo. Non si tratta, lo si capisce, di una semplice formalità burocratica: è il passaggio che consente agli inquirenti di approfondire con ben altre maglie la catena delle responsabilità. Chi ha manutenuto l’impianto? Funzionavano i sistemi di sicurezza? E quel bocchettone, quello specifico punto di aspirazione dell’acqua, rispettava le norme vigenti?
Gli accertamenti, adesso, sono concentrati su due fronti paralleli. Da un lato, le condizioni generali della vasca idromassaggio e la sua conformità agli standard di sicurezza, con particolare attenzione ai dispositivi anti-risucchio (quelli che, in teoria, avrebbero dovuto interrompere immediatamente la pressione). Dall’altro, la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto, per capire se vi fossero anomalie note o interventi trascurati. La Procura, va detto, non ha ancora iscritto nessuno nel registro degli indagati, ma è evidente che la strada è tracciata.
La dinamica di quei secondi che sono valsi una vita
Quel che accadde domenica, in apparenza, è racchiuso in pochi secondi. Il dodicenne, ospite della struttura insieme ai familiari, stava usufruendo della Spa quando il è stato risucchiato con una forza tale da non lasciargli alcuna possibilità di reazione. Non un annegamento classico, intendiamoci, ma una vera e propria trazione idraulica che lo ha tenuto imprigionato sott’acqua. Le manovre di soccorso, immediate, sono comunque risultate inutili a evitare il danno cerebrale irreversibile. Trasportato d’urgenza all’ospedale Infermi, il ragazzino è stato intubato e sottoposto a ogni protocollo possibile, ma la diagnosi, già dalle prime ore, non lasciava presagire nulla di buono.
I familiari, va da sé, hanno ricevuto il supporto di un’équipe psicologica fin dall’inizio del ricovero. Ma nessuna parola, per quanto sapiente, può restituire un figlio. E la scelta della donazione – portata avanti in coordinamento con il centro regionale trapianti – diventa l’unico tassello positivo in un mosaico altrimenti fatto solo di assenze.
Gli accertamenti tecnici e la strada della Procura
Gli investigatori, coadiuvati da tecnici specializzati in impianti idrici e sicurezza alberghiera, hanno già sequestrato la vasca e tutta la documentazione relativa all’impianto. Si procederà con verifiche sulla potenza di aspirazione, sull’eventuale presenza di griglie o sistemi di blocco, e sulla corrispondenza tra quanto dichiarato dalla struttura e quanto effettivamente installato. Non è la prima volta, purtroppo, che un incidente simile si verifica in Italia o all’estero: le vasche idromassaggio, se non progettate o manutenute correttamente, nascondono un rischio che molti sottovalutano. Quel rischio, ora, ha un nome, un’età, e una camera ardente che si sta allestendo in queste ore.
La Procura, dal canto suo, mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi. Nessuna ipotesi di reato diversa dall’omicidio colposo è al momento al vaglio, e nessun provvedimento restrittivo è stato adottato. Ma le verifiche proseguono serrate, perché la legge, in questi casi, chiede risposte tecniche prima ancora che penali. Come fosse andata esattamente? Chi avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto? Domande che, ora, sono sulla scrivania del pm di turno, mentre la famiglia Brandimarti si prepara a salutare un “bella anima dolce”, come recita un messaggio lasciato sui social. Nessuna parola potrà mai bastare.




