Il libro dell'anno Treccani 2025: un vocabolario per decifrare il presente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ogni epoca forgia il proprio linguaggio, e i neologismi che fioriscono nell'uso comune finiscono per essere, molto più di semplici etichette, delle vere e proprie cartine di tornasole per interpretare le ansie, le ossessioni e le passioni collettive. Il "Libro dell'Anno Treccani 2025", pubblicato come di consueto dalla storica istituzione culturale, si propone proprio di offrire questa fotografia linguistica del tempo che viviamo, raccogliendo e catalogando i termini nuovi che hanno popolato il discorso pubblico negli ultimi dodici mesi. Si tratta, com'è noto, di un'operazione che va ben oltre la lessicografia, configurandosi piuttosto come una cronaca sociale puntuale e sorprendente, la quale cattura, attraverso le parole, i mutamenti spesso impercettibili del costume e della società.

Dallo slang urbano alle derive della tecnologia

Tra le voci che hanno guadagnato diritto di cittadinanza nell'edizione di quest'anno, spiccano alcune espressioni provenienti dallo slang giovanile e dalla cronaca, come "maranza" o "occhi spaccanti", che testimoniano la continua evoluzione – e a volte la durezza – dei linguaggi di strada, mentre termini come "pro-Pal" rimandano direttamente ai movimenti di protesta che hanno animato i campus universitari in diverse parti del globo. Parallelamente, il lessico tecnologico si arricchisce di concetti inquietanti quali la "droga degli zombie", per designare un pericoloso stupefacente, e le "allucinazioni dell'intelligenza artificiale", una locuzione che descrive in modo efficace e immediato gli errori e le distorsioni generate dai sistemi di AI, i quali, producendo informazioni plausibili ma del tutto false, pongono interrogativi cruciali sulla nostra fiducia negli strumenti digitali.

Lo sport e il fenomeno Sinner

Non mancano, com'è tradizione, gli apporti dal mondo dello sport, che continua a essere una fucina inesauribile di espressioni gergali e di superlativi. In questo contesto, spicca il caso di Jannik Sinner, il tennista altoatesino il cui annus mirabilis viene sancito non solo dai trofei ma anche dall'ingresso nell'enciclopedia. A lui, infatti, viene dedicato il neologismo "ingiocabile", aggettivo che sintetizza alla perfezione quella supremazia tecnica e atletica che, in certe giornate, rende un avversario praticamente imbattibile, al di là di ogni tattica concepibile. È un riconoscimento che va al di là della semplice notorietà, suggellando come la sua performance abbia permeato la cultura popolare al punto da generare un nuovo modo di descrivere l'eccellenza assoluta.

La lingua come specchio dei tempi

L'operazione condotta annualmente dalla Treccani, del resto, dimostra come la lingua viva sia un organismo in perenne movimento, che assorbe e metabolizza gli stimoli esterni con una rapidità spesso superiore a qualsiasi analisi sociologica. Osservando questa raccolta, qualcuno di essi si radicherà forse nell'uso comune, diventando patrimonio condiviso, mentre altri svaniranno con la stessa rapidità con cui sono apparsi, testimoni fugaci di un momento storico preciso. Quel che resta, al di là del destino delle singole parole, è la conferma che il linguaggio costituisce la materia prima più fedele per tracciare la mappa, sempre cangiante e complessa, del nostro presente, offrendo scorci imprevisti su paure, tendenze e nuove mitologie.

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