Trump vuole riaprire Alcatraz, l’isola-prigione che terrorizzò i criminali
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Redazione Esteri
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San Francisco, 6 maggio 2024 – A poco più di due chilometri dalla costa, dove le acque gelide del Pacifico rendevano ogni fuga un’impresa disperata, sorge Alcatraz, l’ex penitenziario federale che tra il 1934 e il 1963 ospitò alcuni dei criminali più temuti d’America. Oggi meta turistica, con oltre un milione di visitatori l’anno, potrebbe tornare a essere una prigione operativa. Donald Trump, che durante la sua presidenza ha più volte evocato politiche di "law and order", ha annunciato di voler riaprire il carcere per rinchiudervi quelli che ha definito «i soggetti più spietati e violenti».
La storia del penitenziario, costruito su un’isola-fortezza già utilizzata come presidio militare, è intrecciata con quella di gangster come Al Capone, incarcerato nel 1934 per evasione fiscale, e George “Machine Gun” Kelly, noto per i suoi rapimenti. La struttura, progettata per essere inespugnabile, vantava celle minuscole, sorveglianza costante e un ambiente fisico ostile: le correnti marine, che raggiungono i nove nodi, scoraggiavano anche i tentativi più audaci. Sebbene ufficialmente non siano mai state registrate evasioni riuscite, cinque detenuti scomparvero nel 1962 in circostanze mai chiarite, alimentando il mito della fuga impossibile.
La proposta di Trump, che non ha fornito dettagli sui costi o sui tempi di riadattamento, solleva interrogativi pratici. L’isola, gestita dal National Park Service, è un sito storico protetto, e qualsiasi modifica richiederebbe approvazioni complesse. Inoltre, non è chiaro come verrebbero selezionati i detenuti, considerando che il sistema carcerario federale già dispone di strutture di massima sicurezza.




