Guerra in Iran, Trump al Congresso: «Estendere anche a Teheran le sanzioni a Mosca». Ottava notte di raid Usa, colpita l'isola di Qeshm
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Redazione Esteri
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La tensione tra Stati Uniti e Iran continua a salire, con l'ottava ondata consecutiva di raid americani che nella notte ha preso di mira obiettivi militari iraniani, mentre il presidente Donald Trump ha formalmente chiesto al Congresso di estendere a Teheran il regime di sanzioni attualmente in vigore contro Mosca.
Secondo quanto riferito dal Comando Centrale (Centcom), gli attacchi di questa notte, che hanno incluso anche l'isola di Qeshm nello Stretto di Hormuz, mirano a ridurre ulteriormente la capacità dell'Iran di minacciare il traffico navale commerciale e a punire le forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) per gli attacchi sferrati contro militari americani in Giordania.
La richiesta di Trump al Congresso e le reazioni di Teheran
Nel corso di un intervento al Congresso, Trump ha dichiarato che l'estensione delle sanzioni a Teheran rappresenta un passo necessario per incrementare la pressione economica sul regime iraniano, in un momento in cui il conflitto sembra essere entrato in una fase di crescente escalation. La proposta, che ricalca il modello delle restrizioni imposte alla Russia, mira a colpire settori chiave dell'economia iraniana, inclusi quelli legati alla produzione energetica e al settore bancario.
Sul fronte opposto, Teheran ha respinto al mittente le accuse e le minacce; il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che la responsabilità della gestione dello Stretto di Hormuz spetta esclusivamente all'Iran, respingendo qualsiasi interferenza esterna e definendo le azioni militari statunitensi come una palese violazione della sovranità nazionale.
L'ottava notte di raid e l'allerta globale
L'isola di Qeshm, situata proprio all'imboccatura dello Stretto di Hormuz, è stata uno dei bersagli principali dell'ottava ondata di attacchi aerei, che si inserisce in un contesto di raid ormai quotidiani da parte di Washington. Le esplosioni sono state segnalate anche nell'area circostante lo Stretto, un passaggio strategico fondamentale per il traffico petrolifero mondiale, mentre il Pentagono ha confermato il rafforzamento del dispositivo militare con l'invio di nuovi caccia F-16 e F-35.
A complicare ulteriormente lo scenario, il Dipartimento di Stato americano ha diramato un'allerta di viaggio globale (Worldwide Caution), esortando tutti i cittadini statunitensi all'estero a prestare la massima cautela a causa del rischio di un'"escalation imprevista" e del pericolo di attacchi da parte di gruppi filo-iraniani anche al di fuori del Medio Oriente.
Le ripercussioni diplomatiche e il ruolo dei mediatori
Nonostante la dura escalation militare, sul fronte diplomatico si registrano ancora timidi tentativi di mediazione. L'Iran ha confermato di aver ricevuto proposte da parte di mediatori internazionali, con l'obiettivo di de-escalation e di rilanciare il dialogo, ribadendo al contempo il proprio impegno per una soluzione politica della crisi.
Tuttavia, le dichiarazioni di Trump, che ha recentemente criticato aspramente gli alleati europei per la mancata partecipazione al conflitto a fianco di Washington, gettano ombre sulle prospettive di una rapida soluzione negoziata, mentre le trattative per la gestione dello Stretto di Hormuz restano in una fase di stallo a causa delle divergenti posizioni tra Iran e Oman.




