La rabbia di Lucrezia Lorenzi dopo la morte di Franzoso: "Non fu fatalità"
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Redazione Sport
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La tragedia che ha spezzato la vita di Matteo Franzoso durante un allenamento in Cile, riapre con violenza una ferita mai sanata per chi, come Lucrezia Lorenzi, ha già vissuto l’indicibile dolore di perdere una persona cara in circostanze analoghe. La sorella di Matilde Lorenzi, la giovane sciatrice scomparsa poco meno di un anno fa in Val Senales, ha infatti rotto il silenzio attraverso i social, sfogando una rabbia che si mescola a un lutto che non concede tregua. “Né fatalità, né disgrazia”, ha scritto, in una frase secca che suona come un durissimo atto d’accusa verso un sistema che, a suo dire, non protegge adeguatamente gli atleti, neppure quando affrontano i pericoli delle piste per professione, spingendosi a velocità estreme pur di raggiungere l’eccellenza.
Le sue parole riecheggiano il grido di allarme lanciato da personalità di spicco del mondo dello sci, come l’ex campione Paolo De Chiesa, il quale, pur ricordando Franzoso come un “ragazzo fantastico, solare ed educato”, ha subito puntato il dito sulle carenze di sicurezza. “Lì doveva esserci una rete, non il legno”, ha dichiarato il commentatore Rai, sottolineando come la mancanza di protezioni adeguate possa trasformare un istante in una catastrofe. Un monito che De Chiesa aveva già espresso con forza dopo la scomparsa di Matilde Lorenzi, e che oggi torna ad essere drammaticamente attuale.
Sulle nevi del Sud America, dove la squadra azzurra si sta preparando per la nuova stagione, il dolore per la perdita del compagno è palpabile e profondo. Dai messaggi straziati dell’amico fraterno Giovanni Franzoni – che ha scritto “ora ogni curva con te” – alla disperazione di Mattia Casse, che ha ammesso “questa volta è dura”, il cordoglio unanime dipinge il ritratto di un gruppo devastato. Anche campioni del calibro di Aleksander Aamodt Kilde e Marco Odermatt hanno voluto esprimere le loro condoglianze, mentre Alexis Pinturault ha lanciato un appello collettivo alla riflessione: “Dobbiamo cambiare le cose”.




