Generative Bionics raccoglie 70 milioni per i robot umanoidi italiani, investono Cdp, Eni e Tether
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Redazione Economia
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Un finanziamento rilevante, che si colloca tra i più significativi in Europa nel settore del deep tech dedicato alla robotica umanoide, segna l'ingresso dell'Italia in un mercato ad altissima competizione e prospettiva strategica. La società, nata dall'Istituto italiano di tecnologia e guidata da Daniele Pucci, ha chiuso un aumento di capitale da 70 milioni di euro l'8 dicembre, un'operazione che non mira esclusivamente a un sostegno finanziario ma punta a costruire un ecosistema industriale attorno al progetto. Il round, guidato dal fondo Intelligenza Artificiale di Cdp Venture Capital, ha visto infatti la partecipazione di attori diversificati, ciascuno dei quali porta con sé competenze e possibilità di applicazione concrete: dal colosso tecnologico americano Amd, al produttore siderurgico Duferco, dalla divisione di venture capital del gruppo energetico Eni fino alla società emittente della stablecoin Tether e al polo tecnologico RoboIT.
Il progetto per un robot di riferimento europeo
L'obiettivo dichiarato di Generative Bionics, che trae le sue fondamenta dalla ricerca pubblica dell'IIT, è ambizioso e punta a sviluppare e portare sul mercato una nuova generazione di robot umanoidi intelligenti progettati e realizzati in Italia. La sfida, come spesso accade in settori ad alta intensità tecnologica, non risiede solo nelle capacità ingegneristiche ma nell'integrazione armonica e sicura di queste macchine in ambienti complessi, dove la presenza umana è centrale. Per questo, il design e l'interazione con le persone rappresentano aspetti fondanti del progetto, che mira a creare un prodotto di riferimento per l'industria manifatturiera europea, senza trascurare potenziali applicazioni in altri settori, dalla sanità al retail, dove la destrezza e la capacità decisionale autonoma possono offrire un contributo determinante.
Un consorzio di investitori dalle competenze trasversali
La composizione del gruppo di investitori racconta meglio di qualsiasi dichiarazione la natura industriale dell'operazione. La presenza di Amd Ventures, braccio d'investimento del noto produttore di chip, garantisce accesso a tecnologie di calcolo avanzate, fondamentali per l'elaborazione dei dati e l'intelligenza artificiale che dovranno animare i robot. Duferco, realtà leader nella produzione dell'acciaio, porta invece la prospettiva di un potenziale utilizzatore finale in un settore manifatturiero pesante, offrendo un banco di prova cruciale per le applicazioni industriali. Eni Next, dal canto suo, apre scenari di utilizzo nel vasto mondo dell'energia e della logistica, mentre l'ingresso di Tether, se da un lato può sorprendere per la sua lontananza dal core business della robotica, segnala l'interesse di grandi attori finanziari e tecnologici globali verso frontiere d'investimento ad altissimo potenziale.
La scommessa sulla filiera tecnologica nazionale
Questa operazione, al di là delle cifre importanti, rappresenta una scommessa sull'esistenza e sul rafforzamento di una filiera high-tech italiana capace di competere a livello globale in un campo dominato da colossi statunitensi e asiatici. Il fatto che il progetto parta da un istituto di ricerca pubblico come l'IIT e attiri capitali di diversa natura, sia industriali che finanziari, indica un tentativo di colmare quel gap che spesso separa la ricerca di base dallo sviluppo commerciale. La creazione di robot "made in Italy", con una forte attenzione al design e all'ergonomia, potrebbe dunque costituire non solo un prodotto tecnologico ma un vero e proprio modello di sviluppo, dove l'integrazione tra competenze accademiche, capacità industriale e visione finanziaria prova a tracciare una strada originale per l'innovazione nel paese.




