La Major Oak, la millenaria quercia di Robin Hood, è morta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel cuore della foresta di Sherwood, nel Nottinghamshire, si è spenta una delle icone naturali più celebri del Regno Unito. La Major Oak, la maestosa quercia legata indissolubilmente alla leggenda di Robin Hood, è stata dichiarata ufficialmente morta dagli esperti che da anni ne seguono le condizioni. L'assenza di nuove foglie durante la primavera del 2026 ha rappresentato per loro il segnale inequivocabile del termine del suo lungo ciclo biologico, dopo una vita stimata tra gli 800 e i 1.200 anni.

La sua imponente chioma, che si estendeva per 28 metri, e il tronco dalla circonferenza di circa 11 metri, l'avevano resa una presenza inconfondibile nel paesaggio, molto più di un semplice albero: un simbolo di mito e di resistenza in grado di attrarre milioni di visitatori nel corso dei secoli.

Le cause di un declino annunciato

La scomparsa della Major Oak non è attribuibile a una singola causa, ma piuttosto a un'intricata combinazione di fattori che si sono accumulati nel tempo, indebolendola progressivamente. La conferma è arrivata dalla Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), l'ente che gestisce l'area naturale, secondo cui il suo declino sarebbe stato accelerato da un mix di problematiche. Tra queste, gli esperti citano gli effetti del cambiamento climatico, con ondate di calore e periodi di siccità sempre più intensi che hanno messo a dura prova la pianta, già provata dall'età.

A questi fattori naturali si è aggiunta, in maniera determinante, la pressione esercitata dall'uomo, con il turismo di massa che per secoli ha portato milioni di persone a sostare attorno alle sue radici. Il calpestio continuo, fino a quando un recinto non venne installato intorno all'albero negli anni Settanta, aveva compattato il terreno in modo tale da renderlo duro come il cemento, impedendo all'acqua e all'ossigeno di penetrare e nutrire l'apparato radicale.

L'ironia della conservazione umana

Un elemento di particolare interesse, e per certi versi paradossale, è emerso riguardo agli interventi di conservazione realizzati dall'uomo nel tentativo di proteggere la quercia. Se da un lato l'installazione di supporti per i suoi rami più imponenti, già a partire dal 1904, era stata pensata per salvaguardarla da eventuali rotture, gli esperti oggi ritengono che questi stessi interventi strutturali, seppur benintenzionati, possano aver contribuito in modo significativo al suo deterioramento.

La RSPB ha spiegato che queste pratiche, insieme all'enorme attività umana intorno al sito e ai recenti stress climatici, sono considerati i "maggiori contributori" alla morte dell'albero. È come se l'affetto e l'attenzione riversati su di lei per secoli, uniti a un ambiente sempre più ostile, ne avessero paradossalmente segnato il destino più degli eventi naturali che aveva saputo superare in un millennio di vita, come incendi, tempeste di neve e forti venti.

Un monumento che resta in piedi

Nonostante la sua morte biologica sia ormai accertata, la Major Oak continuerà a dominare la foresta di Sherwood. L'albero non verrà abbattuto, ma resterà in piedi come un monumento naturale, un testimone silenzioso della storia e delle leggende che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Questa scelta non è solo simbolica, ma risponde anche a un'importante logica ecologica: il suo legno morto, nel corso dei prossimi decenni, diventerà un habitat prezioso per centinaia di specie di piante, funghi e animali, tra cui alcune tra le più rare e minacciate d'Europa.

Inoltre, il suo patrimonio genetico non andrà perduto, poiché numerose talee e ghiande provenienti dalla quercia sono state piantate in diverse parti del mondo, garantendo che la sua discendenza continui a vivere. La sua eredità, come hanno sottolineato i conservazionisti, non sarà solo quella di una leggenda, ma anche una lezione fondamentale per la tutela di altri alberi secolari.

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