Addio alla Major Oak, la quercia millenaria di Robin Hood non c'è più

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Ha resistito a pestilenze, guerre e rivoluzioni industriali, la possente quercia che per secoli ha vegliato sulla foresta di Sherwood. Ma dopo oltre mille anni di vita, la Major Oak non c'è più. L'annuncio, giunto dalla Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), l'ente che gestisce l'area, ha confermato quello che molti temevano: nella primavera del 2026, il maestoso albero non ha prodotto una sola foglia, segnando la fine di un ciclo vitale che gli esperti stimavano tra gli 800 e i 1.200 anni.

La notizia arriva al culmine di un progressivo declino che da anni preoccupava i conservazionisti. Già nel 2025 erano state attivate misure straordinarie per tentare di salvare il gigante della foresta, ma il destino della pianta era ormai segnato. L'ipotesi che si trattasse di un falso allarme, come era accaduto in altre occasioni, si è infranta contro l'evidenza dei fatti: l'albero, divenuto un'icona mondiale grazie alla leggenda di Robin Hood, è ufficialmente morto.

Una leggenda lunga mille anni e i segni del tempo

La storia della Major Oak è da sempre intrecciata a quella del leggendario fuorilegge che, secondo il folklore, avrebbe trovato rifugio nel suo tronco cavo insieme alla sua banda, sfuggendo allo sceriffo di Nottingham. Con una circonferenza di circa 11 metri e una chioma che si estende per quasi 30 metri, l'esemplare era considerato uno dei più antichi e imponenti del Regno Unito.

Tuttavia, è proprio l'enorme popolarità di cui ha goduto nei secoli – alimentata anche dalla citazione in un libro del 1790 da parte del maggiore Hayman Rooke – a rivelarsi oggi, paradossalmente, una delle principali concause della sua morte. La pressione esercitata dal turismo di massa ha avuto un impatto devastante sul terreno circostante, compattandolo a tal punto da impedire alle radici di assorbire acqua e ossigeno, come se il suolo si fosse trasformato in cemento.

Le molteplici ferite: interventi umani, siccità e un suolo asfittico

Secondo gli esperti della RSPB, la morte della Major Oak non è riconducibile a un'unica causa, ma è il tragico risultato di una complessa combinazione di fattori. Se da un lato il calpestio di milioni di visitatori ha reso il terreno impermeabile, alterando radicalmente l'ecosistema radicale dell'albero, dall'altro gli stessi interventi di "soccorso" si sono rivelati controproducenti.

I tiranti, i cavi e i pali installati fin dall'inizio del Novecento per sostenere i pesanti rami hanno impedito all'albero di invecchiare naturalmente, creando ulteriori stress e, secondo alcuni esperti, contribuendo ad accelerarne il deterioramento. A ciò si sono aggiunti gli effetti del cambiamento climatico, con estati sempre più torride e siccitose che hanno compromesso le riserve idriche della pianta, in particolare durante l'ondata di caldo record del 2022, quando il Regno Unito toccò i 40 gradi.

"Negli ultimi anni il declino è coinciso con cinque estati molto calde e siccitose", ha dichiarato Reg Harris, direttore di una ditta di arboricoltura che ha monitorato la quercia per conto della RSPB.

Un testamento biologico per il futuro della foresta

Nonostante la triste scoperta, la RSPB ha assicurato che la Major Oak non verrà abbattuta. L'imponente struttura in legno morto rimarrà al suo posto, trasformandosi in un habitat prezioso per insetti, funghi e uccelli, svolgendo un ruolo ecologico fondamentale per l'ecosistema della foresta. "Un terzo di tutte le specie che vivono su una quercia lo fanno dopo che è morta, quindi continuerà a sostenere la vita", ha spiegato il naturalista Chris Packham.

La sua eredità genetica, tuttavia, è già salva: ghiande e talee prelevate dall'albero negli anni passati sono state fatte germogliare in tutto il mondo, assicurando che la discendenza della leggendaria quercia continui a vivere. Le lezioni apprese dal tentativo di salvare la Major Oak – che hanno rivelato un suolo in condizioni disperate e un apparato radicale molto più debole del previsto – saranno ora fondamentali per la tutela delle centinaia di altre querce secolari che ancora popolano Sherwood e il resto del paese.

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