Leone XIV riceve i vescovi Ue: “L’Europa resta un baluardo di dialogo”
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Redazione Esteri
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La presidenza della Comece (Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea) è stata ricevuta questa mattina in udienza privata da Papa Leone XIV, in quello che è stato descritto come un incontro particolarmente cordiale e, soprattutto, privo di formalismi. A riferirlo, al termine del colloquio tenutosi in Vaticano, è stato il presidente della stessa commissione, il vescovo Mariano Crociata, il quale ha sottolineato come il confronto si sia concentrato sullo stato di salute del processo di integrazione comunitaria e sul ruolo che l’Ue è chiamata a giocare sulla scena internazionale.
Un argine al multilateralismo
Nel mirino dei porporati, e in sintonia con il pensiero del Pontefice, c’è la necessità di contrastare quelle derive populiste e quelle pulsioni sovraniste che, nelle parole di monsignor Crociata riportate ai giornalisti, rischiano di indebolire la missione originaria dell’Europa. Papa Leone, dal canto suo, ha ribadito un concetto che gli è particolarmente caro: l’Unione – nata come progetto di pace dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale – deve restare un “baluardo del dialogo internazionale” e un promotore convinto del multilateralismo, specialmente in un mondo segnato da guerre calde ai suoi confini e da un’incertezza geopolitica dilagante. Il presidente della Comece ha poi aggiunto che la missione pacificatrice europea risulta oggi appannata proprio da quella “mancata unione” interna, alimentata da forze politiche che spesso mettono in discussione i cardini stessi della democrazia liberale e della cooperazione tra Stati.
Il fascino discreto di Strasburgo
Tra i dossier toccati durante l’udienza, non poteva mancare il capitolo relativo agli spostamenti internazionali del Papa. Se è già stata schedulata una visita in Francia per fine settembre – con tappe certe a Parigi e Lourdes –, si fa sempre più insistente l’ipotesi che il programma possa includere una sosta a Scy-Chazelles, dove riposa Robert Schumann, il celebre padre dell’Europa. E poi c’è l’ombra lunga dell’emiciclo di Strasburgo. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha rinnovato l’invito ufficiale affinché il pontefice agostiniano possa rivolgersi ai rappresentanti dei popoli europei in una sessione plenaria, un’evenienza che sembra trovare il favore del Vaticano. I vescovi della Comece non hanno nascosto l’auspicio che si possa concretizzare al più presto questo passaggio nelle istituzioni comunitarie, visto anche il significato fortemente simbolico che avrebbe in un momento storico così complesso.
L’emergenza demografica e la sfida dell’accoglienza
Sul tavolo della riunione è finito anche il tema spinoso delle migrazioni, affrontato però con una lente particolare, quella della sopravvivenza demografica del Vecchio Continente. Dai discorsi dei vescovi, e in particolare da quello del vicepresidente Czeslaw Kozon, è emerso un paradosso evidente: mentre il populismo dipinge l’immigrato come una minaccia o un nemico da respingere, molte diocesi del Nord Europa (come quelle scandinave) devono la loro stessa vitalità all’arrivo di stranieri. In alcune di queste realtà, parrocchie che rischiavano di chiudere per mancanza di fedeli sono state rigenerate proprio dalla presenza di comunità di migranti; per questo motivo, la Chiesa nei Paesi nordici si sente in dovere di schierarsi dalla parte dei migranti per una duplice esigenza: una ragione umanitaria e una, altrettanto valida, di natura ecclesiale. Il Papa, a questo proposito, ha mostrato grande attenzione nel sottolineare come la difesa della vita e della dignità umana debba prevalere su qualsiasi istanza di chiusura ideologica.
Oltre la politica: l’anima sociale dell’Europa
I rappresentanti della Comece hanno tenuto a precisare il proprio ruolo, specificando che non si configurano come attori politici né tantomeno perseguono risultati di parte. Tuttavia, hanno rivendicato con forza la necessità di applicare il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa alle questioni scottanti di oggi, senza timori reverenziali o “convenienze” elettorali. In quest’ottica, è stata ventilata l’ipotesi di organizzare per l’autunno del 2027 una nuova edizione di ‘Ripensare l’Europa’, a dieci anni di distanza dalla prima iniziativa che vide riuniti in Vaticano accademici, politici e leader religiosi. Un modo per provare a ricucire uno strappo che, evidentemente, non è solo politico ma anche culturale e spirituale, cercando di arginare quella sensazione di smarrimento che attanaglia un continente spesso accusato di avere perso la propria bussola etica.




