Leone XIV nomina quattro nuovi vescovi ausiliari, scelti tra i parroci di Roma
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Redazione Interno
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È un segnale chiaro, quello che arriva dal settimo piano del Palazzo del Sant'Uffizio, e porta la firma di papa Leone XIV: la diocesi di Roma non sarà un Titolo onorifico, ma il centro gravitazionale del suo pontificato. Il Pontefice, infatti, ha nominato quattro nuovi vescovi ausiliari per l'Urbe, una decisione comunicata questa mattina, mercoledì 25 febbraio, in contemporanea dalla Sala Stampa della Santa Sede e dal cardinale vicario Baldo Reina, che ha dato l'annuncio nell'Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense. Si tratta di don Stefano Sparapani, don Alessandro Zenobbi, don Andrea Carlevale e don Marco Valenti, quattro parroci provenienti direttamente dalla periferia esistenziale e geografica della capitale, scelti per rafforzare il governo pastorale di una Chiesa che il Papa, sin dalla sua prima apparizione al loggiato, ha voluto profondamente missionaria.
Le nuove nomine disegnano una geografia episcopale che copre interamente il territorio diocesano. A don Stefano Sparapani, 69 anni, parroco di San Basilio dal 2010 e già vicario episcopale per il settore Nord, è stata assegnata la sede titolare di Bisenzio, un'antica diocesi della Tuscia. Per lui, un riconoscimento del lavoro svolto in una delle aree più complesse della città, dove la periferia incontra il degrado e la necessità di una presenza capillare della Chiesa è più forte che altrove. Don Alessandro Zenobbi, 56 anni, alla guida della parrocchia di Santa Lucia dal 2017 e vicario per il settore Ovest, diventa titolare di Biccari; mentre don Andrea Carlevale, 54 anni, parroco di San Giovanni Battista de Rossi nel vivace quartiere dell'Appio-Latino, porterà il titolo di Atella. Completa il quartetto don Marco Valenti, 64 anni, parroco della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, che diventa titolare di Arpi.
Una scelta che parte dalle periferie e dai settori pastorali
Ciò che colpisce, in questa tornata di nomine, è la provenienza dei nuovi vescovi: tutti e quattro sono espressione diretta del clero romano e, cosa ancor più significativa, due di loro – Sparapani e Zenobbi – sedevano già nel Consiglio episcopale in qualità di vicari per i settori Nord e Ovest. Significa che Leone XIV non ha cercato figure esterne o curiali, ma ha voluto premiare chi già conosceva le pieghe della città, chi aveva sperimentato sulla propria pelle le difficoltà e le speranze delle parrocchie di frontiera. Non è un caso che la nomina arrivi a poche settimane dalla ricostituzione del settore centro della diocesi, un'area che era stata abolita da Papa Francesco e che ora torna a essere operativa: il Pontefice sta letteralmente rimappando la presenza episcopale a Roma, cercando di coprire ogni angolo con pastori che parlino il linguaggio della gente.
Un legame con la diocesi che va oltre la formalità
Del resto, la linea era stata tracciata già quella sera, quando dal loggiato di San Pietro, appena eletto, Leone XIV aveva rivolto un saluto speciale proprio alla sua nuova diocesi. «Alla Chiesa di Roma un saluto speciale!», esclamò, quasi a voler sottolineare che il suo non sarebbe stato un pontificato astratto, calato dall'alto su una città che conosceva poco. E aggiunse, con parole che oggi suonano come un programma: «Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta ad accogliere, come questa piazza, con le braccia aperte tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo e dell’amore». Le nomine di Sparapani, Zenobbi, Carlevale e Valenti sono il primo atto concreto di quella visione: quattro braccia aperte, quattro vescovi che dalle parrocchie sono stati chiamati a diventare colonne di una diocesi che il Papa vuole sempre più in uscita.
I nuovi vescovi e il loro ruolo nella Chiesa romana
Per don Stefano Sparapani, classe 1956, la nomina rappresenta il coronamento di un percorso pastorale che lo ha visto protagonista nella parrocchia di San Basilio, un'area del Nord di Roma che presenta sfide sociali non indifferenti. La sua conoscenza del territorio, maturata in sedici anni di ministero parrocchiale, sarà ora messa a disposizione dell'intera diocesi. Don Alessandro Zenobbi, romano del 1969, porta con sé l'esperienza della parrocchia di Santa Lucia, dove dal 2017 ha sviluppato una pastorale attenta alle famiglie e ai giovani. Don Andrea Carlevale, più giovane tra i quattro con i suoi 54 anni, rappresenta invece il volto di una Chiesa che guarda alla tradizione – la sua parrocchia è nel cuore dell'Appio-Latino, zona densa di storia e di trasformazioni urbane – senza perdere di vista le nuove povertà. Don Marco Valenti, infine, con i suoi 64 anni e la lunga militanza nella parrocchia della Trasfigurazione, incarna la continuità di un clero che ha scelto di restare saldamente ancorato al territorio, rifiutando logiche carrieristiche per abbracciare quelle del servizio.




