La superbomba Mop e i dubbi di Trump sull’attacco al bunker nucleare iraniano
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Redazione Esteri
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Si parla da tempo della GBU-57 MOP, la colossale bomba americana da 30.000 libbre, come della "pallottola d’argento" in grado di annientare i laboratori nucleari iraniani nascosti nel cuore delle montagne. Eppure, persino Donald Trump – che pure ha approvato i piani d’attacco – sembra nutrire scetticismo sulla sua reale efficacia. Il motivo è semplice: quel mostro d’acciaio, progettato per penetrare sessanta metri di roccia e cemento, non è mai stato testato in combattimento. E la storia, come sanno bene i militari statunitensi, è piena di operazioni fallite contro bunker sotterranei.
Fordow, il sito iraniano scavato sotto una catena montuosa, è considerato uno degli obiettivi più complessi. Se Trump esitasse a dare il via libera, non sarebbe solo per calcoli politici, ma per una questione tecnica: nessuno può garantire che la Mop, sganciata da un bombardiere B-2, riesca davvero a polverizzare i centrifugatori che producono uranio arricchito. «Il presidente vuole certezze», dicono fonti dell’amministrazione, «e finché i generali non gli assicureranno che il bunker verrà distrutto, difficilmente si passerà all’azione».
Non è la prima volta che gli Stati Uniti si scontrano con il dilemma dei bunker irriducibili. Già in Afghanistan e in Iraq, le cosiddette "bunker-buster" hanno spesso deluso le aspettative, lasciando intatte gallerie e depositi nemici. La Mop, nonostante le sue dimensioni impressionanti, potrebbe non fare eccezione. E Trump, che ha sempre ostentato pragmatismo, sa bene che un fallimento – magari ripreso dai satelliti e subito sbandierato da Teheran – sarebbe un colpo durissimo al prestigio americano.




