Benda rinnova l’offerta cruiser con tre novità e scommette sul cambio automatico per la patente A2
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’avvicinarsi della primavera 2026 porta con sé, come spesso accade in questo settore, una serie di aggiornamenti di gamma che i costruttori svelano per intercettare una domanda sempre più frammentata. Benda, marchio che ha fatto del cruiser una cifra stilistica riconoscibile, ha scelto proprio questo momento per rinnovare l’intera famiglia, presentando tre modelli – la Chinchilla 350 CVT Neo, la Darkflag 500 Commander e la LFC700 Pro – i quali, pur mantenendo ciascuno una propria identità, declinano il concetto di moto dal manubrio largo e dalla posizione rilassata su cilindrate e fasce di prezzo diversificate.
Una piccola cruiser con cambio automatico, un’idea che non si era ancora vista
Tra le tre proposte, è la Chinchilla 350 CVT Neo a rappresentare la scommessa più audace dal punto di vista tecnico e, allo stesso tempo, la più accessibile. Per la prima volta, infatti, una cruiser di piccola cilindrata abbandona la classica leva del cambio e la frizione manuale per affidarsi a una trasmissione continua CVT, una soluzione che, unita a una finale a cinghia, ne ridefinisce completamente l’approccio alla guida. Il risultato è un veicolo che si può condurre con la patente A2 “codice 78”, ovvero quella riservata ai mezzi con cambio automatico; questo significa, in termini pratici, che chi proviene dal mondo degli scooter – magari con un bagaglio di esperienza limitato alla guida urbana – può salire in sella a una moto vera senza dover sostenere l’esame per la patente con cambio manuale, con un risparmio economico e di tempo tutt’altro che trascurabile. La mossa commerciale di Benda appare quindi molto furba: non si limita a offrire un prodotto esteticamente accattivante, ma amplia la platea dei potenziali acquirenti includendo chi, fino a ieri, poteva sentirsi escluso da questa tipologia di veicoli.
Il motore a V di 350 cc, prestazioni misurate per l’uso quotidiano
Sotto la sella della Chinchilla 350 CVT Neo pulsa un bicilindrico a V di 343 centimetri cubici (la casa parla di 350 di denominazione commerciale), un quattro tempi con otto valvole e distribuzione SOHC, raffreddato a liquido ma con un dettaglio estetico non secondario: le alette di raffreddamento sui cilindri, che ne richiamano l’estetica classica. L’unità, omologata Euro5+, eroga una potenza massima di 24,6 kW (equivalenti a circa 33,5-34 cavalli) a 8.700 giri/minuto e una coppia massima di 31 Nm a 6.500 giri; valori che, da soli, ne consentirebbero già la guida con la patente A2 standard. È però la presenza della trasmissione automatica CVT a fare la differenza, perché abbassa ulteriormente la soglia d’ingresso. La velocità massima dichiarata è di 129 km/h, un dato che la rende adatta a un impiego urbano e alla classica gita fuori porta, senza particolari pretese autostradali. La stessa trasmissione finale a cinghia, tra l’altro, contribuisce a ridurre la manutenzione ordinaria rispetto a una catena, un elemento che strizza l’occhio all’utente meno esperto.
Debuttante sul mercato italiano, tra estetica cruiser e praticità da scooter
La nuova Chinchilla 350 CVT Neo fa il suo ingresso sul mercato italiano con un posizionamento chiaro: proporsi come la cruiser per tutti, anche per chi non ha mai guidato una moto con il cambio manuale. La linea, pur rispettando i canoni del segmento – serbatoio a goccia, sella bassa e larga, pneumatici dal profilo tondo – introduce qualche elemento originale che la distingue dalle sorelle maggiori. Le scelte tecniche adottate da Benda, in particolare l’abbinamento tra CVT e trasmissione finale a cinghia, non sono banali: richiedono un certo ripensamento dell’architettura del gruppo propulsore, ma il risultato è una moto che si guida come uno scooter (almeno per quanto riguarda l’assenza di frizione e cambio) ma che ha il fascino e la presenza scenica di una cruiser. La domanda, per gli addetti ai lavori, è se questo mix inedito riuscirà a conquistare chi finora aveva scelto uno scooter per ragioni di praticità, oppure se rimarrà un’opzione di nicchia. Quel che è certo è che Benda ha cercato di rispondere a un’esigenza reale, senza sovrapporre troppi fronzoli tecnologici.




