Nuove rivelazioni sull'attentato di Bondi beach: il video dell'addestramento e i legami con l'Isis
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Redazione Esteri
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Le indagini sulla strage di Bondi beach, che durante le celebrazioni di Hanukkah ha insanguinato Sydney causando quindici vittime, stanno portando alla luce un quadro sempre più definito e inquietante sulla preparazione e le motivazioni dei due attentatori. Sajid e Naveed Akram, padre e figlio, si erano sottoposti a un vero e proprio addestramento, della durata di settimane, in una zona rurale che le autorità sospettano possa essere nel sud dell'Australia; e, poco prima di compiere la strage, avevano effettuato un sopralluogo sul luogo dell'attacco, quel tratto di costa affollato di famiglie e fedeli riuniti per la festa ebraica delle luci. Dalle immagini, tratte da un video non ancora divulgato al pubblico, si vede il più giovane dei due, il ventiquattrenne Naveed, esercitarsi con meticolosa determinazione all'uso delle armi, in una sequenza che testimonia la pianificazione premeditata del gesto omicida.
Il filmato di propaganda e il giuramento al Califfato
A confermare definitivamente la matrice ideologica dell'attentato, che aveva già suscitato allarme per il clima di antisemitismo cresciuto a livello globale dopo gli eventi dell'ottobre dello scorso anno, è ora la diffusione ufficiale, da parte degli inquirenti australiani, di un altro filmato. Ritrovato in un cellulare dei killer dopo la strage, il video risale ad ottobre e mostra i due uomini, seduti davanti alla bandiera nera del cosiddetto Stato Islamico, mentre pronunciano frasi tratte dal Corano ed esprimono durissime condanne verso il sionismo, fornendo così una spiegazione per il gesto che di lì a poco avrebbero compiuto. Quel filmato, una sorta di testamento ideologico e di giuramento di fedeltà al Califfato, chiude ogni dubbio sul loro legame con l'organizzazione terroristica e trasforma quelle che erano indiscrezioni in prove concrete per l'inchiesta.
I primi funerali e il dolore per le vittime
Mentre gli investigatori analizzano ogni frammento di prova, la comunità colpita dal lutto ha iniziato a rendere l'ultimo omaggio ai defunti. Le cerimonie funebri, cominciate mercoledì 17 dicembre, hanno visto prima di tutto il commovente addio a due figure di grande rilievo, il rabbino Eli Schlanger e il rabbino Yaakov Levitan, entrambi uccisi mentre partecipavano con serenità all'evento "Chanukah by the Sea". Tra i momenti più strazianti, come spesso accade quando la violenza irrompe nell'innocenza, ci sono state poi le esequie per Matilda, la più giovane tra le vittime, che aveva solo dieci anni. Un'intera città, al di là delle appartenenze religiose, si è stretta attorno ai familiari, in un silenzio carico di sofferenza e di domande sulla sicurezza e sulla diffusione di ideologie di odio.
Il vaso di Pandora dell'odio online e le minacce allargate
L'attentato, che alcuni commentatori hanno definito un "vaso di Pandora" per la sua capacità di scatenare tutti i mali dell'estremismo, non appare come un episodio isolato ma si inserisce in un contesto più ampio, dove la retorica violenta trova facile amplificazione. L'incitamento all'odio che serpeggia in alcuni ambienti digitali, con slogan come "globalizzare l'intifada", non ha come obiettivo soltanto gli ebrei, ma – come evidenziato da analisi sul fenomeno – estende progressivamente il suo mirino anche verso altri gruppi, inclusi i cristiani, in una spirale che sembra voler travolgere i principi stessi della convivenza civile. La strage di Sydney, con il suo carico di dettagli operativi e di proclami ideologici, rappresenta perciò un campanello d'allarme che va ben oltre i confini australiani, mostrando come l'addestramento, la pianificazione e la propaganda possano intrecciarsi con effetti devastanti.




