Il ruolo decisivo degli swing states nelle elezioni americane
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Redazione Esteri
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Anche per l’elezione attuale, i candidati stanno investendo tempo ed ingenti risorse in campagne mirate per ciascuno di questi Stati. Dalle questioni economiche, alla sanità e all’istruzione, i temi principali sono strategicamente scelti per rispondere alle priorità degli elettori locali. E man mano che il fatidico giorno delle elezioni si avvicina, l’attenzione sugli swing states continua a crescere, confermando il loro ruolo di ago della bilancia nella politica statunitense.
Ci sono due Americhe che non si parlano (e questo peserà sul voto). Il 5 novembre forse sapremo chi avrà vinto la lunga corsa alla Casa Bianca. Diciamo forse, perché il risultato elettorale non è del tutto garantito né dal riconoscimento del verdetto delle urne né dal moto di rivolta che si potrebbe innescare in caso di sconfitta di Donald Trump. Parafrasando T.S. Eliot e l’incipit de La terra desolata, il suo lancinante poema scritto cent’anni fa, verrebbe da dire: “Novembre è il più crudele dei mesi”.
Si confrontano Mark Landler, già corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca e oggi a capo della redazione di Londra del quotidiano americano, il direttore responsabile dell’edizione italiana del New York Times International Mario Platero e l’editorialista del Corriere della Sera Federico Rampini in collegamento da New York. Quali sono gli stati in bilico che potrebbero risultare decisivi nelle elezioni Usa: cosa sono gli Swing States. Il destino degli Stati Uniti — e del mondo — dipende dagli elettori di sette swing state, i cosiddetti Stati in bilico che decideranno le presidenziali. Nel sistema elettorale americano, ogni Stato assegna un numero di voti elettorali che varia in rapporto alla popolazione: chi fra la vicepresidente Kamala Harris e l’ex presidente Donald Trump ne otterrà almeno 270 governerà per i prossimi quattro anni.




