Cuore, pericolo infarto e ictus: uomini giovani a rischio di più e prima, le età critiche
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Redazione Salute
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Il rischio di problemi al cuore non è un'esclusiva dell'età avanzata. Le patologie possono iniziare a svilupparsi in età decisamente giovane e l'allarme per malattie cardiovascolari scatta soprattutto per gli uomini, come evidenzia uno studio condotto dai ricercatori della Northwestern Medicine e pubblicato sul Journal of the American Heart Association. I ricercatori, coordinati da Alexa Freedman della Feinberg School of Medicine della Northwestern University, hanno analizzato i dati del progetto Cardia (Coronary Artery Risk Development in Young Adults), a cui hanno partecipato adulti statunitensi di età compresa tra 18 e 30 anni, arruolati nel 1985-1986 e seguiti fino ad agosto 2020, un arco temporale che ha permesso di osservare l'evoluzione dei parametri cardiovascolari per oltre tre decenni. All'inizio del monitoraggio nessuno dei 5.115 soggetti coinvolti presentava sintomi di patologie cardiovascolari, e ciascuno si è sottoposto a controlli, a intervalli compresi tra 2 e 5 anni, che hanno previsto la misurazione della pressione e la valutazione del colesterolo e di altri marker specifici. Questo disegno dello studio, come ha spiegato la professoressa Freedman, ha consentito di valutare quando emergono i rischi di patologie cardiovascolari e di evidenziare le differenze sostanziali tra uomini e donne, differenze che si palesano in modo piuttosto chiaro già a partire dai 35 anni.
Dai 35 anni, gli uomini hanno quasi il doppio delle probabilità rispetto alle donne di sviluppare malattie cardiovascolari entro i successivi 10 anni, un rischio elevato che si mantiene costante fino alla mezza età. A 50 anni, il 4,7% degli uomini coinvolti nella ricerca ha sviluppato malattie cardiovascolari rispetto al 2,9% delle donne, che hanno raggiunto lo stesso livello di rischio solo a 57 anni, un divario temporale non trascurabile se si considera la prevenzione. Per quanto riguarda nello specifico la cardiopatia coronarica, quella causata dal restringimento o dall'ostruzione delle arterie coronariche, il 2,5% degli uomini la ha sviluppata entro i 50 anni, a fronte dello 0,9% delle donne, arrivate alla stessa percentuale solo dopo un ulteriore decennio. Il fattore principale che determina questo rischio precoce di infarto negli uomini, secondo lo studio, è una maggiore incidenza di questa specifica patologia, e la differenza tra i sessi è rimasta sostanzialmente inalterata anche considerando parametri supplementari come il fumo, l'ipertensione e il diabete di tipo 2, tutti elementi che notoriamente contribuiscono ad aumentare il rischio.
Ictus e scompenso, differenze meno marcate ma significative
Il rischio di ictus, a differenza di quello per infarto, si è rivelato simile per uomini e donne all'età di 50 anni, interessando circa l'1,2% di ciascun gruppo, un dato che suggerisce meccanismi fisiopatologici in parte diversi tra le due condizioni. Le differenze relative al rischio di insufficienza cardiaca, una condizione cronica che si verifica quando il cuore ha difficoltà a pompare sangue a sufficienza per i bisogni dell'organismo, si sono dimostrate minori e associate ad un'età più avanzata rispetto a quelle osservate per la cardiopatia coronarica. Ciononostante, a 55 anni gli uomini avevano ancora circa il doppio delle probabilità di subire un evento cardiaco nel decennio successivo, confermando una finestra di vulnerabilità maschile che si estende ben oltre la giovinezza. La ricerca, nell'interpretare i dati, deve comunque tener conto che alcuni partecipanti erano ancora relativamente giovani alla fine del periodo di follow-up, e questo non ha permesso di valutare completamente come le differenze di genere influenzino il rischio in età ulteriormente avanzata. È noto, per esempio, che dopo la menopausa il rischio di malattie cardiovascolari nelle donne aumenta rapidamente, con un'accelerazione intorno ai 55 anni, e alcune ricerche suggeriscono che le donne che vanno incontro a menopausa precoce, intorno ai 40 anni, abbiano un rischio maggiore del 40% di sviluppare la patologia nel corso della propria esistenza.
La prevenzione nei giovani adulti e il ruolo dei fattori di rischio
L'analisi dei dati, che ha preso in considerazione anche fattori di rischio consolidati, porta con sé un messaggio implicito piuttosto chiaro per i clinici. "L'età non è un fattore di protezione", ha evidenziato Laxmi Mehta, cardiologa e direttrice di Cardiologia Preventiva e Salute Cardiovascolare Femminile presso il Wexner Medical Center dell'Ohio State University, in un commento riportato dal Washington Post. I medici, secondo Mehta, non dovrebbero perdere l'occasione cruciale di prevenire i rischi nei pazienti più giovani, indipendentemente dal sesso, abbandonando l'abitudine a fare affidamento esclusivamente su parametri tradizionalmente adottati per pazienti anziani. Le valutazioni, invece, dovrebbero allargarsi alla considerazione di elementi come le malattie autoimmuni, gli esiti avversi della gravidanza per le donne e i livelli elevati di lipoproteine, un tipo di colesterolo geneticamente ereditato e non sempre incluso nei pannelli lipidici standard. In questo contesto, la consapevolezza che le differenze nel rischio di malattie cardiovascolari tra i due sessi emergano già a partire dai 35 anni impone una riflessione sull'opportunità di anticipare le strategie di screening e di intervento, modulandole in base al genere per intercettare precocemente chi, come gli uomini giovani, si trova in una fascia di vulnerabilità aumentata.
Dieta e stili di vita, un ruolo centrale nella salute del cuore
Se i numeri fotografano una realtà in cui l'orologio biologico segna ore diverse per uomini e donne, la ricerca nel campo della prevenzione continua a sottolineare l'importanza dei fattori modificabili. Un'attenzione particolare, in questo senso, viene rivolta all'alimentazione, e l'integrazione di proteine vegetali e legumi rappresenta un tassello fondamentale di quel percorso di prevenzione che dovrebbe iniziare presto, idealmente ben prima che i 35 anni suonino il primo campanello d'allarme per gli uomini. Le evidenze raccolte in decenni di studi come il progetto Cardia mostrano come l'accumulo di piccole abitudini scorrette possa tradursi, col tempo, in quelle differenze strutturali e funzionali che poi emergono nei dati epidemiologici. La sfida, per la medicina del 2026, è proprio quella di tradurre queste conoscenze in azioni concrete e personalizzate, capaci di intercettare i bisogni di una popolazione giovane che troppo spesso si sente immune da un pericolo che, invece, inizia a prendere forma silenziosamente già nella terza decade di vita.




