Alessandro Di Battista e quella Russia immaginaria che alimenta la russofobia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La casa editrice Paper First, legata al Fatto Quotidiano, ha lanciato una nuova collana denominata SmartBook, presentata come uno strumento per comprendere rapidamente ma con accuratezza le dinamiche globali. L'opera prima di questa iniziativa editoriale è il volume "La Russia non è il mio nemico", firmato da Alessandro Di Battista, un Titolo che non passa inosservato poiché riecheggia, in maniera piuttosto fedele, una recente campagna di manifesti apertamente filo-Cremlino. Quest'ultima, peraltro, è stata oggetto di interrogazioni parlamentari volte a chiarirne le origini dei finanziamenti, suscitando tali polemiche da portare infine alla sua rimozione dalle affissioni pubbliche del Comune di Roma.

Il contesto europeo e il clima di distacco

Mentre il libro arriva nelle librerie, una parte del dibattito pubblico europeo sembra navigare in acque simili, mostrando un progressivo e preoccupante distacco dalla tragedia ucraina. Diversi editoriali di autorevoli commentatori, infatti, segnalano come la sensibilità dell'opinione pubblica occidentale appaia sempre più estranea al conflitto, percepito ormai con una certa insofferenza, quando non con fastidio. In questo clima, le esternazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, spesso critiche verso gli alleati europei e le istituzioni comunitarie, trovano un'eco sorprendentemente favorevole, indicando una frattura geopolitica in divenire. La freddezza, se non la vera e propria irritazione, che accompagna le notizie sui complessi negoziati per una pace in Ucraina lascia sconcertati coloro che ancora considerano la solidarietà atlantica un pilastro irrinunciabile.

Un asse inedito e le sue ripercussioni

La cosiddetta «Dottrina di sicurezza» recentemente elaborata, già ampiamente analizzata dagli esperti, sembra aver cristallizzato uno scenario paradossale. Mosca e Washington, secondo molte interpretazioni, troverebbero un pericoloso allineamento nell'obiettivo di indebolire quei governi europei tradizionali accusati, secondo la loro visione, di aver favorito un'«erosione della civiltà». In questa prospettiva, Trump e Putin finiscono per essere in sintonia nel sostenere, ciascuno per le proprie ragioni, i leader populisti e nazionalisti meno popolari a Bruxelles. Si tratta di una convergenza di interessi che rischia di ridisegnare gli equilibri continentali, puntellando posizioni spesso in netto contrasto con i valori fondanti dell'Unione.

La difficile strada della pace e le posizioni italiane

In questo quadro già teso, le proposte di pace emerse dal recente vertice di Berlino sono state giudicate irricevibili da Mosca, la cui risposta è stata lapidaria nel respingere qualsiasi ipotesi di dispiegamento di truppe estere in territorio ucraino. La partecipazione dei paesi dell'Unione Europea a tali negoziati, pertanto, non viene vista di buon occhio e promette ulteriori complicazioni. Anche a livello nazionale le posizioni restano intricate, come dimostrano le perplessità espresse dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, riguardo all'ingresso di Kiev sia nell'Unione Europea che nella Nato, due passaggi che continuano a dividere le cancellerie occidentali. La questione rimane aperta, in un groviglio di istanze politiche e di sicurezza che sembra allontanare, piuttosto che avvicinare, una soluzione stabile.

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