Abate e Aquilani, il “ballo delle panchine” che tiene in ostaggio Torino e Sassuolo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Che si tratti di un’estate di cambiamenti, per la Serie A, è ormai un dato acclarato, ma l’intreccio che tiene banco in queste ore riguarda due piazze – il Torino e il Sassuolo – e due giovani tecnici – Ignazio Abate e Alberto Aquilani – le cui carriere, in attesa dell’ufficialità di Fabio Grosso alla Fiorentina, sembrano destinate a incrociarsi per l’intera settimana.

Il copione, d’altronde, è sempre lo stesso quando si avvicina la fine delle scadenze contrattuali: si parte da un duello a distanza e si finisce, quasi inevitabilmente, per giocare una partita a carte coperte dove ogni mossa – e oggi, in particolare, l’incontro tra Aquilani e il presidente Urbano Cairo a Milano – rischia di far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.

Il duello per Aquilani e l’effetto Liberali

Il primo dei due nodi da sciogliere riguarda l’ex centrocampista della Roma e del Milan, Alberto Aquilani, che dopo aver sfiorato la promozione in A col Catanzaro (persa in finale playoff contro il Monza) si ritrova al centro di un pressing asfissiante. Da una parte c’è il Torino, che lo vede come l’erede di Roberto D’Aversa, ma dall’altra si è inserito prepotentemente il Sassuolo, alla ricerca di un sostituto per un partente Fabio Grosso.

E come se non bastasse, a complicare la trattativa – o forse ad alimentarla – ci si mette pure il mercato dei calciatori: Aquilani, si legge nelle indiscrezioni di stampa, vorrebbe portarsi dietro dalla Calabria il giovanissimo trequartista Mattia Liberali, classe 2007, valutato dal Catanzaro non meno di dieci milioni di euro (operazione che farebbe comodo anche al Milan, detentore del 50% sulla futura rivendita).

Abate e la pole position nel nome della gioventù granata

Se per Aquilani il futuro è ancora incerto, per Ignazio Abate la situazione appare – almeno sulla carta – più definita, ma non per questo meno ricca di colpi di scena. L’ex terzino del Milan, reduce da un’ottima stagione sulla panchina della Juve Stabia (settimo posto in cadetteria e semifinale playoff persa sempre col Monza), è considerato da tempo il candidato principale per il Torino, dove porterebbe quella “freschezza” che Urbano Cairo cerca ormai da anni.

E se il presidente granata si è ritagliato la fama di cercare profili navigati, è altrettanto vero che mai, durante la sua gestione, si era arrivati a puntare su un tecnico così giovane (Abate ha 39 anni, Aquilani 41) per guidare la squadra in un campionato di vertice.

Il nodo degli incastri e la settimana decisiva

Tuttavia, il “gioco dei due forzieri” – quello granata e quello neroverde – non è ancora chiuso, e lo si capisce dal fatto che entrambi i club stanno letteralmente “testando” i due candidati in parallelo, pronti a virare sull’alternativa qualora la prima scelta dovesse sfumare.

Il Sassuolo, per esempio, ha messo nel mirino Aquilani (con cui ha già avuto contatti esplorativi) anche per un discorso di riconoscenza territoriale (l’ex centrocampista giocò a Reggio Emilia nel 2017), ma non ha mai smesso di corteggiare Abate, apprezzato per la capacità di valorizzare i giovani.

Ne consegue che qualsiasi affondo del Torino su Aquilani (previsto per il pomeriggio di oggi) potrebbe scatenare una reazione a catena: se il romanista dice sì ai granata, il Sassuolo chiuderebbe immediatamente per Abate, ma se l’incontro di Milano dovesse arenarsi, i piemontesi tornerebbero dritti sull’ex milanista, spiazzando le ambizioni degli emiliani.

Quello che è certo è che la prossima settimana – con gli ultimi summit in programma tra dirigenze e procuratori – rappresenterà il vero spartiacque per due allenatori che, qualunque sia l’esito di questo “ballo”, sono ormai pronti a sedersi su una panchina della massima serie.

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