Torino, casting in corso per la panchina: Abate in pole, ma spuntano Di Francesco e Juric
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Redazione Sport
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La ricerca del successore, una delle operazioni più delicate del calciomercato estivo, si tinge di giallo in casa granata. Mentre il calendario della Serie A 2026-27 ha già messo nero su bianco l’esordio casalingo contro il Milan, la panchina del Torino resta ancora vacante, nonostante le trattative serrate di queste ultime settimane.
Se da un lato l’ipotesi che portava al giovane Alberto Aquilani sembrava ormai definita, ecco che la situazione si è improvvisamente complicata: l’ex centrocampista, reduce da un’ottima annata col Catanzaro culminata con la partecipazione ai playoff, avrebbe infatti virato decisamente verso il progetto tecnico del Sassuolo. Una doccia fredda per il presidente Urbano Cairo e il ds Gianluca Petrachi, che ora si trovano costretti a rivedere le proprie strategie, ampliando il raggio d’azione verso altri profili.
Abate, la “new entry” che convince
Con Aquilani ormai proiettato verso la panchina neroverde – tanto che l’intesa potrebbe arrivare da un momento all’altro – la corsa sembra essersi ristretta a una manciata di candidati. In pole position, se così si può definire, c’è Ignazio Abate. L’ex tecnico della Primavera del Milan ha letteralmente conquistato la dirigenza nella scorsa stagione alla guida della Juve Stabia, dove ha condotto la formazione campana fino ai playoff per la promozione in Serie A.
Un lavoro certosino, quello di Abate, che ne ha messo in luce le qualità tattiche e la capacità di gestire gruppi giovani, doti che il Toro intende sfruttare per aprire un nuovo ciclo. Il suo arrivo rappresenterebbe una scommessa, certo, ma una scommessa calcolata e sostenuta da una visione moderna del calcio.
Le alternative di peso: il rientro di Juric e l’esperienza di Di Francesco
Tuttavia, il casting per la panchina granata non si ferma certo al solo Abate. Per non farsi trovare impreparata, la dirigenza sta sondando anche due strade alternative che presentano garanzie diverse. La prima porta dritta a un volto noto in riva al Po: quello di Ivan Juric. L’allenatore croato, attualmente fermo dopo la breve parentesi all’Atalanta, ha già guidato il Torino dal 2021 al 2024, ottenendo piazzamenti tranquilli a metà classifica (due decimi e un nono posto) e costruendo una solida base identitaria.
Un ritorno, il suo, che non farebbe gridare al miracolo, ma che garantirebbe continuità e conoscenza dell’ambiente. Dall’altra parte, spunta il nome di Eusebio Di Francesco, reduce da una stagione di rilancio sulla panchina del Lecce. Dopo le retrocessioni con Frosinone e Venezia, l’abruzzese ha ritrovato smalto salvando i salentini, ma con l’addio del direttore Corvino il suo futuro in Puglia è diventato tutt’altro che scontato. Un tecnico esperto, dunque, che potrebbe rappresentare l’anello di congiunzione perfetto tra la voglia di giovani e l’urgenza di risultati immediati.
La pausa di riflessione richiesta da Aquilani dopo l’incontro di Milano – un silenzio che è sembrato subito un’attesa gelida – ha insomma finito per indirizzare il Torino su altri lidi. Ora il rebus è tutto da sciogliere: se da un lato la pista che porta a Di Francesco appare percorribile, dall’altro il richiamo del passato con Juric continua a stuzzicare l’ambiente. Quel che è certo è che il club, con la prima giornata ufficiale che si avvicina, non può più permettere passi falsi.
E così, mentre il Sassuolo si gode il colpo a sorpresa, il Torino prepara la controffensiva: il nome nuovo, quello di Abate, sembra in vantaggio, ma le alternative sono ben piazzate ai blocchi di partenza.




