Curry rinnova con i Warriors: due anni e 116 milioni, ma niente drama sul ritardo
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Redazione Sport
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La firma è arrivata nella notte italiana, a quasi un mese di distanza dal 29 agosto, la data in cui si era aperta ufficialmente la finestra per il rinnovo biennale. Stephen Curry ha accettato di prolungare il proprio contratto con i Golden State Warriors per altre due stagioni, fino al 2029, incassando complessivamente 116 milioni di dollari. L'accordo, riportato inizialmente da ESPN e poi confermato dalla franchigia, include una player option per la stagione 2028-29, l'ultima prevista dall'intesa.
Un rinnovo atteso, ma senza fretta
Il play trentottenne aveva spiegato pochi giorni prima della chiusura dell'accordo di non voler trasformare la trattativa in un caso mediatico. «Non voglio che ci siano drammi. Nessun talking point. Questa squadra deve essere competitiva e andare a vincere», aveva dichiarato Curry, sottolineando come l'attesa fosse legata alla necessità di avere tutte le informazioni necessarie prima di scegliere.
La sua precedente estensione, firmata nel 2021, prevedeva un ultimo anno da 62,5 milioni di dollari proprio per la stagione alle porte, rendendolo tecnicamente eleggibile per il massimo salariale consentito, fissato a 136,7 milioni di dollari per il biennio. La cifra concordata con la dirigenza è quindi inferiore di circa 20 milioni rispetto al tetto massimo, una rinuncia che concede ai Warriors margini di manovra più ampi sul mercato.
Il peso della scelta sulla gestione del tetto salariale
La differenza tra la cifra massima e quella effettivamente negoziata non è un dettaglio di poco conto. Con Curry, Draymond Green e Jimmy Butler III tutti in scadenza al termine della prossima stagione, Golden State si trovava davanti a un bivio: riconoscere al proprio giocatore simbolo il contratto più ricco possibile, comprimendo ulteriormente la flessibilità, oppure concordare un importo che lasciasse spazio per eventuali aggiustamenti in corsa. Curry, del resto, aveva indicato con chiarezza la propria priorità: «Voglio essere in una squadra competitiva. Voglio avere l'opportunità di avere una certa flessibilità, perché non l'abbiamo avuta negli ultimi anni». Il general manager Mike Dunleavy ha commentato l'intesa definendo Curry «il volto migliore che una franchigia professionistica abbia mai avuto, dentro e fuori dal campo».
Lo scenario tecnico e il peso dell'ultima stagione
Nell'annata appena conclusa, la prima con il nuovo accordo già sul tavolo, Curry ha viaggiato a 26,6 punti, 4,7 assist e 3,6 rimbalzi di media, con il 39,3% da oltre l'arco. Le sue presenze si sono però fermate a 43, complici i problemi al ginocchio destro che lo hanno tenuto lontano dal parquet per 27 partite consecutive tra febbraio e aprile. Il rientro, avvenuto il 5 aprile contro gli Houston Rockets, è coinciso con la prima panchina in regular season dopo quattordici anni.
In quel frangente il tecnico Steve Kerr aveva spiegato che la gestione del minutaggio sarebbe stata prudente, con «brevi scariche» e nessun impiego in notti consecutive. Il dato sulle presenze, unito all'età, ha inevitabilmente inciso sulle valutazioni contrattuali, pur non scalfendo il ruolo centrale del numero 30 nello scacchiere della franchigia.
Il quadro della squadra e il tentativo non riuscito
Il rinnovo arriva in un'estate movimentata per i Warriors, che hanno visto svanire il sogno di aggiungere LeBron James al proprio roster. Il quattro volte campione NBA ha firmato con i Philadelphia 76ers, lasciando Golden State a lavorare su alternative di minor impatto. La dirigenza ha completato il roster con l'aggiunta di Georges Niang e Brandon Williams, oltre alla conferma di Kerr con un contratto pluriennale. Curry, dal canto suo, non ha nascosto di aver provato a convincere James a trasferirsi nella Baia: «Se qualcuno non ci avesse provato, sarebbe stato uno sciocco».
Il tentativo non è andato a buon fine, ma la firma sul rinnovo testimonia che la volontà del giocatore di chiudere la carriera dove tutto è cominciato, nel 2009, non è mai stata realmente in discussione.
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