Curry ritorna, segna 29 punti e scrive un altro record ma i Warriors perdono di un punto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La lunga assenza, quella che lo ha tenuto lontano dal parquet per ventisette partite a causa di un infortunio al ginocchio, non sembra aver intaccato nemmeno un millimetro della sua straordinaria precisione balistica. Stephen Curry, il trentottenne playmaker dei Golden State Warriors, ha scelto la sfida contro Houston per ricordare a tutti – e ai suoi stessi compagni, che lo hanno ritrovato dopo mesi di assenza – perché il suo nome continui a essere sinonimo di una delle carriere più prolifiche della storia recente del basket americano. Eppure, nonostante una prestazione che molti definirebbero da fuoriclasse assoluto, i Warriors sono usciti sconfitti dal confronto con i Rockets per 117-116, con il cuore in gola per un tiro decisivo che si è spento sulla sirena.

Una rimonta quasi perfetta, fermata da un soffio

Partiti con un passivo pesante, toccando anche i quindici lunghezze di svantaggio nel corso del terzo quarto, i californiani hanno gradualmente ricucito lo strappo sfruttando la vena realizzativa del loro numero 30. Curry, che ha messo a referto 29 punti in ventisei minuti di utilizzo, ha guidato la rimonta punto su punto fino a riportare la contesa sul filo dell’equilibrio. Nell’ultimo possesso, però, la tripla che avrebbe regalato il successo ai padroni di casa ha tradito le aspettative: il pallone ha lambito il ferro senza entrare, consegnando di fatto la vittoria agli avversari. Un finale amaro, quello vissuto alla Chase Center, che conferma quanto sia sottile il margine tra l’impresa e la sconfitta in una lega dove ogni possesso può rivelarsi decisivo.

Curry nella storia: 9.000 punti dal campo e un club esclusivo

Al di là del risultato, che per i Warriors (ora a 36 vittorie e 42 sconfitte) complica ulteriormente il cammino nella Western Conference, la serata ha regalato un altro capitolo del leggendario curriculum di Curry. Con i 29 punti messi a segno contro Houston, il play ha infatti raggiunto quota 9.000 punti realizzati dal campo nell’arco della sua carriera regolare. Un traguardo che lo colloca al ventiseiesimo posto nella classifica perpetua dei migliori realizzatori della NBA, una lista nella quale figurano soltanto altri venticinque giocatori prima di lui. Un record che assume un sapore ancora più particolare se si considera che l’atleta è partito dalla panchina – insieme al fratello Seth – al termine di un recupero lungo e complesso, senza alcuna gara di rodaggio preventiva.

Flagg e la notte dei fenomeni, mentre i Thunder dominano

La nottata cestistica non si è limitata però al ritorno del campione di Golden State. Altrove, Cooper Flagg ha continuato a far parlare di sé con un back to back clamoroso: dopo le prestazioni di alto profilo delle scorse uscite, il giovane ha siglato 45 punti nella gara che ha visto i suoi Mavericks avere la meglio sui Lakers, apparsi rimaneggiati e incapaci di arginare la sua furia offensiva. E proprio Flagg, trovandosi di fronte LeBron James, ha avuto l’occasione per misurarsi con una delle icone viventi della lega, senza mostrare alcuna timidezza reverenziale. Parallelamente, gli Oklahoma City Thunder non hanno lasciato scampo allo Utah Jazz, liquidato con un distacco netto che conferma la solidità del progetto di coach Mark Daigneault. Più equilibrata, invece, la sfida che ha visto Kevin Durant firmare la vittoria dei suoi (i Phoenix Suns) proprio contro i Warriors, in un incrocio dal sapore di déjà-vu per i tifosi della Baia.

Dove vedere la gara e il contesto dei playoff

La partita tra Warriors e Rockets, andata in scena nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 aprile alle ore 04:00 italiane, era stata trasmessa in diretta streaming gratuito su piattaforme come BET365, una soluzione che ha permesso a molti appassionati di seguire il ritorno di Curry senza abbonamenti a pagamento. I Rockets, dal canto loro, agganciano così la quarantanovesima vittoria stagionale (a fronte di 29 sconfitte), consolidando una posizione di vantaggio nella corsa ai playoff che ora appare sempre più solida. Per Golden State, invece, il margine di errore si è ridotto all’osso: ogni partita, da qui alla fine della regular season, assume i contorni di un dentro-fuori, e la speranza è che il recupero del proprio leader possa innestare quella scintilla capace di ribaltare un andamento fin qui altalenante.

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