Play-in nba, Philadelphia vola ai playoff e Golden State rimonta e manda a casa i Clippers
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Redazione Sport
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Philadelphia e Golden State avanzano, mentre Orlando e Clippers rincorrono o salutano. La notte del play-in ha consegnato il primo verdetto, con i 76ers che hanno sfruttato il fattore campo per strappare il biglietto per il primo turno contro Boston, approfittando di un ultimo quarto dominato grazie all’accelerazione decisiva di Tyrese Maxey. Dall’altra parte del tabellone, molto più spettacolare, lo show di Steph Curry – 27 dei suoi 35 punti nella ripresa – ha sepolto le speranze dei Clippers, i quali, nonostante un vantaggio in doppia cifra nell’ultimo periodo, sono crollati sotto i colpi dell’esperienza degli Warriors, che ora proveranno a prendersi l’ultimo posto disponibile a Ovest. Ecco com’è andata.
La serata perfetta di Maxey e la solidità di Philadelphia senza il suo leader
Nonostante l’assenza pesante di Joel Embiid, operato d’urgenza e osservato dal suo posto in tribuna, i Philadelphia 76ers non hanno mai perso la bussola contro gli Orlando Magic. La partita, chiusa sul 109-97, è stata un test di maturità per una squadra che, priva del suo perno centrale, ha dovuto affidarsi al talento cristallino della sua guardia. Maxey, con 31 punti, ha preso per mano i suoi nei momenti cruciali, supportato da un paio di rookie, VJ Edgecombe, che ha firmato una doppia doppia da 19 punti e 11 rimbalzi, dimostrando una freddezza sorprendente per un esordiente in un contesto così caldo.
La partita è rimasta in equilibrio per tre quarti, con Desmond Bane (34 punti) che faceva da traino per i Magic, tenendo a galla una squadra che, però, soffriva terribilmente dall’arco (7/27). Il crollo offensivo di Paolo Banchero – solo 18 punti con un pessimo 7/22 al tiro, incluso uno 0/5 da tre – è stato il vero macigno per Orlando. Nell’ultimo quarto, mentre Bane cercava di ricucire lo strappo, Philadelphia ha allungato con un parziale che spezzava ogni velleità di rimonta, culminato nella tripla di Andre Drummond che ha chiuso i conti a 41 secondi dalla sirena. I 76ers, settima testa di serie, se la vedranno dunque con i Boston Celtics al primo turno; i Magic, invece, avranno un’altra chance nella gara secca contro gli Charlotte Hornets per l’ultimo pass.
La rimonta shock di Golden State: Curry cancella il -13 e spegne i Clippers
Se a Est il copione è stato piuttosto lineare, a Inglewood si è consumato il classico colpo di teatro che solo i veterani sanno confezionare. I Golden State Warriors erano spacciati, o almeno così sembrava quando i Los Angeles Clippers sono volati sul +13 nell’ultimo quarto. L’Intuit Dome, pieno come non mai, odorava già l’impresa contro una dinastia in declino, ma nessuno aveva fatto i conti con la resilienza di Steph Curry. La guardia, condizionata da un ginocchio che lo ha tenuto fuori per gran parte della seconda parte di stagione, ha ribaltato la narrazione nella ripresa: 27 punti solo nel secondo tempo, incluso il jumper da tre punti della vittoria a 50.4 secondi dal termine che ha fissato il punteggio sul definitivo 126-121 per i Warriors.
Kawhi Leonard, tenuto a bada da una difesa asfissiante e limitato a soli 21 punti (con un ultimo quarto a secco fino agli ultimi secondi), non è riuscito a reggere l’urto dell’esperienza avversaria. A fare da spalla alla rimonta ci ha pensato Al Horford, trasformatosi in cecchino nell’ultimo quarto con quattro triple che hanno progressivamente eroso il margine, mentre Draymond Green, come sua abitudine nei match point, ha sporcato ogni possesso dei pari ruolo avversari. Per i Clippers, che pure avevano vinto tre dei quattro scontri stagionali, l’eliminazione è una doccia fredda; per Golden State, invece, l’avventura continua: venerdì ci sarà la trasferta a Phoenix per giocarsi l’ultimo visto per i playoff contro i Suns, con la consapevolezza che, quando Curry è in questo stato di grazia, ogni pronostico è spazzato via.
L’incubo offensivo di Banchero condanna Orlando
Tornando al Wells Fargo Center, il dato più allarmante per i Magic non è tanto la sconfitta, quanto lo stato di forma del loro numero uno. Paolo Banchero, chiamato a prendersi la scena in assenza di Embiid, ha disputato forse la sua peggior gara ad alta quota. Incapace di trovare il fondo della retina dalla lunga distanza e contestato a rimbalzo da una fisicità che i 76ers hanno messo in campo con Drummond e Bona, il prodotto di Duke ha finito per essere più un peso che una risorsa nelle trame offensive della sua squadra. I suoi 5 punti nel secondo tempo, frutto di una percentuale al tiro imbarazzante (2/10), hanno di fatto tolto ossigeno a una manovra che già faticava a trovare alternative efficaci.
Malgrado la prova mai doma di Bane, che ha cercato di tenere in vita i suoi con triple pesanti, la squadra di Jamahl Mosley ha pagato a caro prezzo l’incapacità di produrre gioco dal pick and roll e una gestione confusa dei possessi decisivi. L’unica nota positiva è il rientro di Anthony Black, apparso in palla con 11 punti e una buona energia, ma non sufficiente a cambiare l’inerzia. Il dentro-fuori di venerdì contro Charlotte rappresenta ora un abisso: vincere significherebbe giocarsi i playoff contro i Detroit Pistons, perdere significherebbe chiudere una stagione iniziata con ben altre ambizioni.
I verdetti della notte e il programma del weekend
Con le vittorie di Philadelphia e Golden State, il tabellone dei playoff si è chiarito ulteriormente. A Est, i Celtics affronteranno dunque i 76ers nel primo turno, una sfida dal sapore di rivalità storica e che sarà resa ancora più affascinante dall’assenza forzata di Embiid, che costringerà Nick Nurse a inventarsi qualcosa di nuovo per arginare Tatum e Brown. I Magic, invece, avranno la seconda chance contro gli Hornets di LaMelo Ball, reduci dalla battaglia vinta contro Miami. A Ovest, la situazione è altrettanto calda: i Warriors, dopo l’impresa, volano in Arizona per affrontare i Phoenix Suns di Kevin Durant, in una sfida che mette in palio l’ottava testa di serie e la conseguente, durissima, serie contro i campioni in carica dell’Oklahoma City Thunder.




