La post season Nba parte dalle stelle: Curry, Leonard, Banchero e Maxey pronti a giocarsi la stagione in 48 minuti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La notte del basket americano si prepara ad accendere i riflettori su quattro sfide che, per loro stessa natura, sembrano costruite più per un videogioco che per un campo di cemento e parquet. Si comincia con il play-in tournament, quella giungla a eliminazione diretta dove i destini delle franchigie si decidono in una manciata di possessi, e il fascino della narrazione, inevitabilmente, si concentra sui duelli stellari che ne derivano. Da una parte Kawhi Leonard, dall’altra Steph Curry, due generazioni di ali che hanno scritto pagine di storia recente del gioco, e poi ancora Paolo Banchero contro Tyrese Maxey, un confronto tra giovani leve chiamate a caricarsi il peso di una città sulle spalle. Non è solo basket, è la certificazione che l’Nba rimane, forse come nessun’altra lega al mondo, un palcoscenico di “star power” dove il denaro stipendiato dai cartellini pesa esattamente quanto il rendimento nei momenti che gelano il sangue.
Mentre la regular season si è ufficialmente chiusa con i verdetti ormai scritti da tempo – il primo posto di Oklahoma City a Ovest e quello di Detroit a Est erano scontati, così come il ritorno di Toronto ai playoff dopo quattro anni di assenza – l’attenzione si sposta sulle due notti che decreteranno gli ultimi due ospiti del tabellone. L’ultima giornata ha regalato l’unico vero sussulto a Boston, dove le seconde linee dei Celtics hanno avuto la meglio su un’Orlando che sperava di strappare un posizionamento migliore, dimostrando quanto il confine tra la concentrazione e il “tanking” più spinto sia a volte labile. A fare da sfondo a tutto questo, la macchina organizzativa della Nba mette in moto il meccanismo più crudele e spettacolare dello sport americano: la palla a due che vale una stagione.
h2 La vetrina italiana e il nuovo volto televisivo del torneo
Per gli appassionati italiani, il conto alla rovescia scatta nella notte con un doppio appuntamento che profuma di biscotto e sfida fisica. Alle 1:30, occhi puntati su Charlotte, dove i Charlotte Hornets ospitano il Miami Heat. L’interesse patriottico è altissimo, visto che tra le file della squadra di casa c’è Simone Fontecchio, l’ala italiana chiamata a ritagliarsi un ruolo decisivo in questa bolgia. La telecronaca è affidata alla coppia Alessandro Mamoli e Tommaso Marino su Prime Video, piattaforma che da questa stagione si è aggiudicata l’esclusiva del torneo. Poche ore dopo, alle 4, sarà il turno dei Phoenix Suns contro i Portland Trail Blazers, con la regia affidata a Matteo Gandini e al solito Andrea Trinchieri, la cui analisi tecnica rappresenta un valore aggiunto per il pubblico nostrano.
Ma il clou dello show arriverà nella notte tra mercoledì e giovedì. Qui si scatena la doppietta delle sfide più attese. Alle 1:30, i Philadelphia 76ers incrociano le armi con l’Orlando Magic. È una partita che ha il sapore della rivincita per i primi, vogliosi di dimostrare che il record di 45 vittorie e 37 sconfitte non rende giustizia al loro potenziale. Mario Castelli e Andrea Trinchieri saranno al microfono per raccontare ogni dettaglio di questo scontro. E poi, il gran finale: alle 4, i Los Angeles Clippers di Kawhi Leonard sfidano i Golden State Warriors di Steph Curry. La postazione torna a Mamoli e Marino per quello che, sulla carta, promette di essere un classico senza tempo, con due generazioni di fenomeni che si giocano il diritto di accedere al massimo palcoscenico.
h2 L’anomalia Boston e il quadro completo dei playoff
C’è un episodio che racchiude la natura imprevedibile di questa vigilia, ed è quanto accaduto al TD Garden. Boston, forte del secondo posto a Est già in cassaforte, ha schierato le riserve contro un Orlando Magic che aveva tutto da perdere. E le riserve, paradossalmente, hanno vinto. Un risultato che ha scombussolato i piani di chi sperava in un seeding diverso, ma che non ha intaccato la sostanza dei grandi numeri: a Est, dietro ai Detroit Pistons (60-22) e agli stessi Celtics (56-26), si piazzano New York Knicks e Cleveland Cavaliers, mentre Toronto e Atlanta chiudono la top sei. A Ovest, il dominio è dei campioni in carica dell’Oklahoma City Thunder (64-18), seguiti dai sorprendenti San Antonio Spurs (62-20). Denver e Los Angeles Lakers si contenderanno il palcoscenico nelle posizioni alte, ma è nella zona calda del tabellone che si gioca il vero dramma.
Per chi non fosse pratico del meccanismo, la struttura del play-in è una gabbia spietata. Le squadre dal settimo al decimo posto di ogni conference hanno ancora un filo di vita. Da una parte, Philadelphia (7°) e Orlando (8°) si giocano la qualificazione diretta al turno successivo come numero 7 di tabellone: chi vince va ai playoff, chi perde aspetta il vincente della sfida tra Charlotte (9°) e Miami (10°) per giocarsi l’ultimo biglietto disponibile, l’ottava testa di serie. Lo stesso identico copione si ripete a Ovest, dove Phoenix Suns e Portland Trail Blazers si scontrano per il lusso di evitare il turno di spareggio, mentre Clippers e Warriors lottano per la sopravvivenza immediata. L’Nba ha voluto questo format per aumentare la tensione e punire l’eccessivo riposo, e a giudicare dai nomi in campo, l’operazione è riuscita perfettamente.
h2 I duelli decisivi: quando il talento individuale incontra l’eliminazione




