Anguillara, gli inquirenti dubitano della confessione: un complice nel femminicidio di Federica Torzullo?

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sulla ricostruzione del delitto di Federica Torzullo, la donna di 41 anni uccisa con 23 coltellate tra l’8 e il 9 gennaio nella casa di Anguillara Sabazia che condivideva col marito, permangono zone d’ombra che gli investigatori della Procura di Civitavecchia stanno cercando di dissipare. Claudio Carlomagno, il coniuge che ha confessato il gesto, è indagato per femminicidio con occultamento di cadavere, un’aggravante che deriva dalla ferocia dell’aggressione e dai successivi tentativi, definibili come macabri, di far sparire il Corpo, gettato in una buca scavata con mezzi meccanici in un terreno di famiglia dopo essere stato parzialmente bruciato e con segni di tentato smembramento. Proprio la complessità di quelle operazioni, che denotano una certa lucidità, unitamente a discrepanze sull’orario del fatto, sta spingendo gli inquirenti a verificare se l’uomo possa aver avuto un aiuto esterno, un complice insomma, nel portare a termine il suo piano omicida e nella successiva fase di occultamento della vittima.

Gli elementi che non tornano nella versione del marito

Nonostante la confessione, diversi dettagli della narrazione fornita dall’imputato appaiono poco convincenti agli occhi dei magistrati e dei carabinieri del nucleo investigativo. La dinamica temporale, in primo luogo, non combacia pienamente con altre evidenze raccolte, lasciando intravedere un lasso di tempo più ampio di quello inizialmente dichiarato in cui si sarebbe consumata la tragedia. In secondo luogo, la mole di azioni compiute dopo l’omicidio – il trasporto del, lo scavo, i tentativi di distruzione – solleva interrogativi logici sulla possibilità che un solo individuo, per quanto determinato, abbia potuto gestire tutto autonomamente e in un arco di tempo relativamente breve, senza lasciare tracce più evidenti. Sono proprio queste incongruenze, che gli inquirenti stanno vagliando con attenzione, a far ritenere plausibile l’ipotesi di una concorrenza criminosa.

La rassicurazione della madre e l’ossessione per la separazione

Un tassello significativo del contesto antecedente al delitto emerge dalle dichiarazioni rese dai genitori della vittima, ascoltati nella caserma di Bracciano. La madre di Federica Torzullo, Roberta Virgulti, ha raccontato agli investigatori di aver personalmente tranquillizzato il genero il pomeriggio dell’8 gennaio, quando lui le aveva manifestato la sua preoccupazione per l’imminente separazione dalla moglie. “Gli ho detto che mia figlia avrebbe rispettato gli accordi”, ha spiegato la donna, riferendosi all’intesa secondo cui il figlio della coppia sarebbe rimasto nella villetta e i due genitori si sarebbero alternati. Una rassicurazione che, evidentemente, non è bastata a placare i tormenti di Carlomagno, il quale, stando a quanto emerso, era profondamente turbato dalla prospettiva di perdere il nucleo familiare così come lo conosceva. Quella stessa sera, o poche ore dopo, la mediazione tentata dalla suocera sarebbe stata spazzata via dalla furia omicida.

L’iter giudiziario e le indagini in corso

La posizione di Claudio Carlomagno resta dunque salda al centro del procedimento penale, con l’accusa di aver volontariamente posto fine alla vita della moglie in un contesto, quello domestico, che rende il gesto ancor più grave agli occhi della legge. Le indagini proseguono ora su un doppio binario: da un lato si consolidano le prove materiali e testimoniali a suo carico, dall’altro si esplora con scrupolo ogni possibile pista che possa confermare o smentire la presenza di un altro soggetto coinvolto nell’aiutarlo materialmente. Gli atti di questa inchiesta, che ha scosso profondamente la quiete della zona a nord di Roma, confluiranno nel fascicolo che sarà dibattuto in aula, dove si cercherà di fare piena luce su ogni aspetto, compresi quelli ancora avvolti nel dubbio.

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