Femminicidio di Anguillara, la confessione del marito e le ombre sul movente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tragica scomparsa di Federica Torzullo, la donna di 42 anni svanita nel nulla ad Anguillara Sabazia la sera dell’8 gennaio, ha trovato una sua agghiacciante conclusione con la confessione del marito, Claudio Carlomagno, attualmente detenuto nel carcere di Civitavecchia. L’uomo, dopo il fermo e nel corso di un lungo interrogatorio con il pm Liguori, avrebbe ammesso il femminicidio, offrendo una prima versione dei fatti che gli inquirenti giudicano, tuttavia, lacunosa e non pienamente convincente. “La ricostruzione fatta da Carlomagno non quadra”, ha dichiarato il magistrato, sottolineando come i tempi descritti dall’indagato appaiano eccessivamente contingentati e poco compatibili con l’evidenza degli accertamenti.

Il conflitto per l'affidamento e la dinamica del litigio

A parlare, in un’intervista, è stato l’avvocato di Carlomagno, Andrea Miroli, il quale ha delineato il contesto in cui il delitto sarebbe maturato, riconducendolo a un conflitto insorto tra i coniugi, già avviati verso la separazione. “Il litigio è nato per il discorso del figlio”, ha spiegato il legale, indicando nelle tensioni per l’affidamento del bambino la miccia che avrebbe innescato la tragedia. Una spiegazione, questa, che punta a inquadrare l’atto nella sfera di un conflitto interpersonale degenerato, sebbene la ferocia dell’aggressione ponga interrogativi drammatici sulla sua reale portata esplicativa.

L'orrore dei rilievi autoptici

Quello che emerge dalle carte investigative, infatti, è un quadro di violenza inaudita, tale da trascendere la normale evenienza di una lite, per quanto accesa. Il di Federica Torzullo, ritrovato domenica in un terreno dell’azienda di proprietà del marito, recava i segni di un accanimento feroce e metodico: ventitré coltellate, di cui diciannove concentrate su collo e volto, segni di bruciature nella parte superiore del torace e l’amputazione della gamba sinistra. Elementi, questi, che l’autopsia ha messo nero su bianco e che rimangono, al momento, privi di una narrazione convincente da parte dell’unico accusato, nonostante la sua ammissione di colpa per il reato di femminicidio, introdotto da poche settimane nel codice penale.

Le incongruenze nella ricostruzione

Proprio le modalità e il contesto temporale dell’omicidio rappresentano il nodo cruciale su cui gli investigatori stanno concentrando gli sforzi, dubitando della completezza della verità fornita da Carlomagno. La richiesta di un colloquio con il pm da parte dell’indagato stesso, sfociato in un atto istruttorio di oltre quattro ore, non ha dissipato i dubbi della procura. “Non siamo completamente soddisfatti”, ha ammesso il pm Liguori, lasciando intendere che la ricostruzione presentata contenga elementi incoerenti con le prove raccolte, a cominciare dalla dislocazione del e dall’orrenda entità delle lesioni, che sembrano presupporre una escalation di violenza difficilmente riconducibile al solo accecamento di un momentaneo raptus.

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