Anguillara, la confessione che non chiude il caso e i nove minuti del padre

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La confessione di Claudio Carlomagno, giunta dopo un iniziale annuncio e uno slittamento, non convince pienamente gli inquirenti, i quali la considerano più un’ammissione parziale e difensiva che una ricostruzione completa dell’accaduto. Secondo il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, mancherebbero infatti i presupposti per parlare di “piene dichiarazioni”, poiché l’uomo, offrendosi di chiarire alcuni passaggi, avrebbe tentato di evitare l’aggravante della premeditazione, circostanza non ancora formalmente contestata nell’ambito delle accuse di femminicidio e occultamento di cadavere.

L’ombra nel furgone e il padre nella via

Le immagini delle telecamere di sorveglianza, analizzate dagli investigatori, mostrerebbero un dettaglio inquietante: nel momento in cui il di Federica Torzullo era già nel bagagliaio dell’auto, accanto a Carlomagno si scorgerebbe un’ombra, una persona non identificata, la cui presenza rimane da chiarire. Un altro elemento, che suscita domande e non è stato risolto dalla confessione, riguarda la posizione del padre dell’indagato, Pasquale Carlomagno. Mentre il figlio ripuliva la scena del crimine nella villetta di via Costantino, il furgone del padre era fermo nella stessa strada per un arco di tempo preciso, nove minuti, nella mattinata in cui la donna veniva uccisa.

I punti deboli della ricostruzione investigativa

Il gip, nella convalida del fermo, ha espresso perplessità sulla rapidità con cui l’indagato avrebbe eliminato ogni traccia materiale del delitto, un’operazione che, stando alla sua versione, sarebbe stata compiuta in un lasso di tempo troppo breve e senza lasciare errori. “Non può escludersi”, ha scritto il magistrato, “che vi siano ulteriori elementi e profili investigativi da approfondire”, indicando così una pista che rimane aperta nonostante le dichiarazioni dell’uomo. La stessa ricerca dell’arma del delitto, un coltello, prosegue senza sosta: gli investigatori, servendosi di metal detector, stanno setacciando un canale e un campo nei pressi della via Braccianese, area verso cui i tracciati Gps dell’autovettura di Carlomagno lo avrebbero condotto poco dopo il femminicidio.

Le indagini proseguono oltre la confessione

Le indagini sul femminicidio di Federica Torzullo, pertanto, non si arrestano né con la confessione dell’indagato, né con la convalida della sua custodia cautelare. Gli inquirenti sono al lavoro per sciogliere i nodi che permangono, a cominciare dai movimenti del padre di Carlomagno, il quale, pur non essendo iscritto nel registro degli indagati, dovrà fornire spiegazioni circostanziate sulla sua presenza nel luogo e nell’ora del delitto. Parallelamente, si cerca di dare un volto all’ombra vista in auto, mentre le ricerche dell’arma materiale procedono in un’area precisa, indicata dai dati tecnici. Un caso che, lungi dall’essersi chiuso, mostra anzi diverse zone d’ombra che la magistratura intende illuminare.

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